L’Italia è una Repubblica fondata sul rancore. Come altro leggere gli ultimi dati sulla disoccupazione resi noti dall’Istat e gli altri sulla povertà diffusi dalla Banca d’Italia. Emerge il quadro di un Paese che sta perdendo la speranza perchè sempre più povero e insicuro. I risultati elettorali del 4 marzo sono lo specchio fedele di questa situazione. Sono cadute le ideologie che avevano tenuto in piedi la Prima Repubblica e avevano funzionato come contrafforti anche nella Seconda. Ora gli italiani votano con il portafoglio e misurano il consenso con la quantità di ricchezza che esso contiene. Ed ecco allora il primo verdetto: fra il 2014 e il 2016 la ricchezza privata è scesa del 5% dice la Banca d’Italia.
Basterebbe questo per spiegare più di qualunque altra analisi il risultato elettorale: chi ha governato in questi anni è stato considerato responsabile dell’impoverimento. Quindi pesantemente punito nelle urne. Poi, naturalmente, la possiamo raccontare come vogliamo restando giustamente stupefatti per lo spettacolo offerto dal teatrino della politica. Però la realtà è questa e il fatto che siano stati premiati leader nuovi di zecca conferma l’analisi. E questo vale anche per la divisione geografica del voto: la disoccupazione nel Sud è del 19% dice l’Istat e al Nord del 6,9%. Vuol dire che oltre Bologna si viaggia a velocità tedesche anche per quanto riguarda il Pil (oltre il 2,5%). Sotto il Garigliano, dove anche Primo Levi aveva fatto fermare il Cristo, siamo intorno all’1%. Vista dalla punta dello stivale la Grecia sembra un paradiso. Nel Mezzogiorno il 13,3 per cento degli individui abita in famiglie senza alcun percettore di reddito da lavoro che significa vivere di pensioni e di altri sussidi. Al Nord la stessa percentuale è del 6,1% e 6,9 nel Centro. Aumentano le diseguaglianze, aggiunge Banca d’Italia. Il 25% della popolazione (1 cittadino su 4) è a rischio povertà: quindi con un reddito inferiore del 60% a quello mediano di 830 euro al mese. Nel 2016 il 5% del ‘Paperoni’ deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Potremmo andare avanti per molte pagine. La conclusione però non cambierebbe: la politica dell’austerità imposta dall’euro ha prodotto questa situazione. Senza un colpo di timone andrà sempre peggio.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail