Alla Merkel, ultimamente, non ne va bene una. Prima il suo partito ha preso una batosta alle elezioni. Poi si è dovuta rimangiare il lockdown duro a Pasqua. E ora i principali istituti di ricerca economica tedeschi hanno visto al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso e per quello a venire. Questa settimana è stato il turno dell’Ifo, il prestigioso istituto di Monaco, che ha ritoccato di mezzo punto le previsioni per il 2021, passando dal 4,2% stimato a gennaio al 3,7% attuale. “La crisi determinata dalla pandemia si protrae nel tempo e così spinge in avanti la robusta ripresa che si attendeva”, ha spiegato Timo Wollmershäuser, responsabile per i dati congiunturali dell’Ifo.

“Riviste, dunque, questa volta al rialzo, le stime per il 2022 – scrive Pierluigi Mennitti sulle pagine della testata online Start Magazine –: invece del 2,5% ipotizzato tre mesi fa, il Pil tedesco dovrebbe crescere del 3,2%. Nel monitorare l’andamento economico, la variabile Covid è sempre stata evidenziata dagli esperti. Sulla base dell’esperienza della prima ondata, che dopo il blocco primaverile aveva mostrato una forte e rapida ripresa estiva, gli analisti avevano ipotizzato in inverno una tendenza simile anche dopo la seconda, fidando per di più sull’efficienza sperata della campagna di vaccinazione tedesca. E invece la seconda ondata non si è esaurita come la prima, la curva pandemica si è adagiata su un plateau che ha reso necessario mantenere le restrizioni sociali ed economiche ritenute necessarie per contenere i contagi. E la campagna di vaccinazione al rallentatore sta di fatto esponendo il Paese alla terza ondata, dominata dalla più infettiva cosiddetta variante inglese e gestita con ulteriori giri di vite alla vita economica e sociale. Questo scenario, pur ritenuto a gennaio meno probabile, era stato tuttavia indicato dagli economisti come un eventuale ostacolo alla robusta ripresa nel 2021.”

L’incertezza pervade dunque anche queste stime più recenti degli istituti statistici, spiega Mennitti. “La previsione dipende in modo cruciale dall’ulteriore decorso della pandemia”, ha aggiunto Wollmershäuser, “se le vendite nei settori dei servizi direttamente colpiti dalla crisi pandemica restassero al livello basso del primo trimestre anche per i successivi tre mesi, l’aumento della produzione economica del 2021 sarebbe inferiore di altri 0,3 punti e raggiungerebbe il 3,4%”. Il che comporterebbe un riversamento dello 0,2% sul 2022, portando la crescita del Pil del prossimo anno allo stesso 3,4% del 2021. Con ulteriori 13 miliardi di costi dovuti alla pandemia tra il 2020 e il 2022, che salirebbero a 418 miliardi di euro.

“Più ottimista è lo sguardo dell’Ifo sul mercato del lavoro. I disoccupati scenderanno dai 2,70 milioni del 2020 a 2,65 nel 2021 e a 2,44 milioni nel 2022, per un tasso che diminuirà nel corso dei tre anni presi in considerazione dal 5,9 al 5,8 fino al 5,3 del prossimo anno – conclude Mennitti –. Stime anche sull’aumento dei prezzi, che dallo 0,5% dello scorso anno cresceranno del 2,4% nel 2021 e dell’1,7% nel 2022. Sempre secondo l’Ifo di Monaco, il deficit statale passerà dai 139,6 miliardi di euro a 122,9 in quest’anno e dovrebbe toccare 61,2 miliardi nel 2022.”

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