Il Governo, alla fine, sembra aver deciso: verrà, a quanto pare, varato il “bonus” per chi utilizza le carte di credito per fare pagamenti che potrebbero avvenire in contanti. In questo modo a Roma si spera di inasprire la lotta all’evasione fiscale. Un piano geniale che, però, rischia di scontarsi con le abitudini dei cittadini italiani, soprattutto quelli più anziani, e con un’infrastruttura del Paese che non è ancora del tutto pronta a dire addio alle banconote.

L’idea è più o meno la seguente: molto presto ogni cittadino dotato di Spid, ovvero del codice collegato alla carta di identità elettronica che consente di realizzare via Internet diverse procedure burocratiche, potrà accedere a un sito dove dovrà indicare le proprie generalità, il numero delle proprie carte di credito e il proprio IBAN. Da quel momento in poi ogni volta che pagherà un caffè oppure l’idraulico con la carta di credito, lo Stato si segnerà le sue spese su uno speciale “libretto”. E ogni sei mesi gli farà un bonifico per rendergli indietro un importo pari al 10% di quanto speso. Con un tetto: 3000 mila euro di spese, pari a 300 euro per rimborso.

Un piano geniale, attraverso il quale Conte e Gualtieri sperano di prendere due piccioni con una fava. Ovvero: da un lato dare una dimostrazione pratica e concreta a Bruxelles della volontà del Paese di combattere contro l’evasione, e quindi contro l’uso del contante. Dall’altro sperano di obbligare il classico idraulico – che fino a qualche tempo fa fatturava meno di quanto incassasse – a dichiarare di più, e quindi a versare più tasse, rimpinguando i malmessi conti dello Stato.

Di fatto lo Stato – se veramente riuscirà a varare questo meccanismo – sarà finalmente riuscito ad adottare una misura piuttosto comune in altri Paesi, che prevede per tutti i cittadini, e non solo per chi ha la partita Iva, in qualche modo di “detrarre” una parte significativa delle spese sostenute. Tutto bene quindi? Mica tanto. L’iniziativa sembra avere un paio di falle non da poco.

Punto primo: l’eccessiva burocrazia del provvedimento. Come già avvenuto per il “bonus vacanze”, per accedere alle agevolazioni già si prospetta una pesante via crucis informatica per il cittadino che volesse registrarsi al meccanismo di cashback. Punto secondo: il tetto ai rimborsi, fissato a 3mila euro all’anno, che non son pochi, ma non sono neanche tantissimi. Siamo sicuri che quanti, dopo qualche mese di utilizzo, avranno raggiunto il tetto massimo rimborsabile, non torneranno alla vecchia cara abitudine di pagare l’idraulico in nero?

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