La vendetta, dice un proverbio, è un piatto che va servito freddo. Ma l’Europa sembra avere fretta di rispondere – per mezzo dei mercati – alla scelta italiana di non adeguarsi più ai vincoli, totalmente illogici, imposti dall’Unione ai propri partner. L’avvertimento, come notava con dovizia di particolari il quotidiano Libero sabato scorso, è arrivato, a mezzo stampa, dall’establishment europeo.

La profezia più nera è comparsa la scorsa settimana sulla corazzata dei giornaloni italiani, il Corriere della Sera: “La sfida sfrontata dei politici alle competenze tecniche presenti nelle istituzioni –  scriveva Federico Fubini, riguardo alla “sconfitta” del rigorista ministro dell’Economia Giovanni Tria – e soprattutto dato il peggioramento del deficit, è inevitabile che le agenzie di rating reagiscano”. “In ottobre – spiega ancora il Corrierone – S&P o Moody’s possono declassare il debito italiano a un passo o sotto il livello spazzatura. Gli investitori di ogni tipo, dai fondi newyorkesi che comprano debito pubblico alle piccole imprese dei distretti, faranno un passo indietro. Il sistema finanziario e l’intera economia rischiano di entrare in tensione”. Il problema non è solo economico, ma politico: Tria è uscito con le ossa rotte dal confronto con Salvini e Di Maio. Il ministro era la vera garanzia per mercati, Bce, Ue e Fmi, che ora “hanno perso la loro polizza assicurativa, e sarà così anche se il ministro restasse al suo posto. Ma da ieri la sua parola vale inevitabilmente di meno”.

Ora: viene veramente da sorridere perché le Cassandre vanno contro ogni logica. Il governo attuale ha varato una riforma che spinge l’Italia in direzione opposta rispetto a quella voluta dai precedenti governi, da Monti in poi. Questi governi hanno portato il debito pubblico a crescere e l’economia a peggiorare. Il Def presentato dal ministro dell’economia Tria prelude invece a una manovra espansiva finalizzata, finalmente, a riportare una crescita del Pil, maggiore domanda interna e crescita dei posti di lavoro. Ma noi dobbiamo avere paura di una bocciatura delle agenzie di rating perché Roma non fa quello che in grandi fondi non si aspettavano. State scherzando vero?

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