Addio l’Europa. In questa afosa estate 2017, insieme ai boschi sta andando in fumo l’idea stessa di Unione europea. Stà succedendo quello per cui questo blog è nato: se vogliamo che l’Europa sopravviva deve nascere un’Europa diversa. Quella attuale, infatti, è condannata all’insuccesso. Lo dicevamo proprio perché siamo europeisti convinti. Invece siamo stati accusati di essere degli sfascisti dagli stessi euro-fanatici il cui radicalismo ha portato al disastro. Gli avvenimenti ci hanno dato ragione. Emmanuel Macron, eletto alla Presidenza della Repubblica accompagnato dalle note dell’inno alla gioia si è dimostrato un figlio perfetto della tradizione gaullista. Il blocco imposto a Finecantieri si inserisce in una lunga tradizione. Sono innumerevoli i gruppi italiani cui è stata bloccata o fortemente ostacolata l’espansione in Francia: Mediaset, Enel, il gruppo Agnelli, il gruppo Ferruzzi che prese lo zucchero di Beghin Say e poi lo restituì. Anche Carlo De Benedetti, certamente l’imprenditore italiano che più si vanta del suo globalismo. Ma c’è di più. La Francia è sostanzialmente contraria all’Unione europea. Qualunque idea di maggiore integrazione è sempre caduta alle porte di Parigi: basterà pensare al referendum che bocciò il Trattato che conteneva la Costituzione della Ue. Era il 2007 e da allora l’idea dell’Europa ha cominciato progressivamente a declinare. Una discesa diventata sempre più ripida come dimostrano la Brexit (dal 2019 bloccherà la libera circolazione delle persone) e l’isolamento in cui è piombata l’Italia sul problema dell’immigrazione. Quella sui clandestini è stata gestione tanto sciagurata da aver imposto l’uso della forza militare: gli austriaci che mandano le truppe al Brennero come nella Prima guerra mondiale e l’Italia che spedisce le navi da battaglia sulle coste della Libia come nella Seconda.

Ecco a che punto ci ha portati la gestione cieca delle euro burocrazie. Un’Europa tanto divisa come non si vedeva da molti decenni. Per il momento resiste solo l’euro. Vedremo se sarà in grado di superare la prossima recessione.

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