Il ministro Pier Carlo Padoan lavora alla manovra d’autunno e cerca risorse con cui abbassare le tasse. Così pubblicano i più importanti giornali. Vero o falso? Allo stato risulta che il governo non sappia come quadrare i conti e soprattutto non abbia intenzione di farlo prima delle urne. Di qui l’esigenza di votare. Prima che l’Europa ci imponga di far luce sul bilancio pubblico. Farle dopo, chiunque vinca, sarebbe un suicidio. Prima ti stango e poi ti chiedo di votarmi? Non funziona. Ciò che deve fare il governo, qualunque colore avrà dopo le elezioni, è scongiurare le clausole di salvaguardia. Si tratta di tasse già votate (come l’Iva e la benzina) e quindi pronte a entrate in vigore se la situazione lo richiedesse. E la situazione lo richiede, perché molte delle spese fatte negli ultimi anni sono state autorizzate immaginando una crescita del Pil che non c’è stata. Tradotto: è stato dato il bonus di 80 euro pensando che la gente sarebbe corsa ai supermercati facendo salire i consumi. Sono stati abbattuti i contributi sui nuovi assunti sperando che l’occupazione ripartisse. Sono stati concessi diversi altri regali per agevolare il Pil. Invece oggi ci troviamo con trenta miliardi in più di debito e una crescita economica che arriva all’1%. Assai poco nonostante i toni trionfali dell’establishment. Che fare per scongiurare il peggio? La linea ancora una volta arriva dalla Ue. Con una delle solite letterine chiede di alzare le tasse sulla casa. Vuol dire la patrimoniale più facile che ci sia, perché i beni mobili possono essere spostati , quelli immobili sono lì, pronti per essere stangati. E di stangata infatti si tratta. Ricordate la riforma del catasto, vale a dire la revisione dei prezzi di ville e appartamenti cui l’Agenzia delle entrate lavora da anni? Ufficialmente per un aggiornamento che non graverà sui contribuenti; in realtà, tenuto conto degli incrementi di valore degli ultimi quindici anni è difficile che non ci sia una stangata. Non si tratterebbe di aumentare le aliquote e neppure di modificare le leggi vigenti. Basterebbe correggere i valori delle abitazioni. Un esempio? A Milano l’Agenzia delle entrate ha stimato che a fronte di 98 miliardi di imponibile ci sarebbero case per circa 213 miliardi. Stando così le quotazioni, per incassare un bel pacco di soldi sarebbe sufficiente avvicinare i valori del catasto a quelli di mercato. Risultato: con poca spesa lo Stato prenderebbe il doppio delle tasse su case, uffici, garage e così via. Mica male no?

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