Banca d’Italia, con l’Euro, ha perso il proprio storico ruolo di banca centrale nazionale. Non stampa più la Lira, non difende più la moneta. E allora cosa fa? Tante cose, tra queste le indagini telefoniche per sapere quanto abbiamo da parte. Pare uno scherzo, ma è tutto vero: peraltro uno scherzo caro, che ci costa quasi due milioni e mezzo di euro.

La notizia l’ha raccontata venerdì scorso Fabio Amendolara, sulle pagine de “La Verità”. “La statistica sui bilanci delle famiglie italiane – scrive l’arguto giornalista – fatta in casa da Bankitalia è costata 200 euro a telefonata. Ed è a campione, ossia parziale. ‘Si poteva fare riferimento direttamente ai dati dell’Agenzia delle entrate, siccome parliamo di bilanci e dichiarazioni dei redditi’ sottolinea Carlo Gazanni, sul sito we lanotiziagiornale.it. In soldoni questo scherzetto è costato 2,4 milioni di euro. L’importo stimato per la gara indetta da Bankitalia è questo.”

La parte più gustosa, però, riguarda le regole del bando di gara fissate da Bankitalia per l’indagine: le interviste dovranno svolgersi di persona nell’anno 2020 su circa 12mila famiglie sparse in 450 comuni italiani. A realizzarle un battaglione di 350 addetti che dovranno porre le domande preparati dagli esperti della Banca. L’Istituto giustifica una spesa così alta spiegando che le interviste dovranno essere svolte da “addetti altamente qualificati e in possesso di esperienza pluriennale”, dal momento che le domande saranno relative a “argomenti particolarmente sensibili.” In pratica Bankitalia spenderà quasi due milioni e mezzo di euro per avere qualcuno che faccia le domande già preparate dagli impiegati dagli istituti. Quando, peraltro, gli stessi dati si sarebbero potuti desumere dagli archivi dell’Agenzia delle Entrate. Bankitalia non avrebbe potuto spendere questi soldi per qualche progetto più utile, ad esempio finanziando un programma di formazione per i risparmiatori, che sono sempre più in balia di mercati, promotori e reti di collocamento? Se spendiamo così male le (poche) risorse che abbiamo, poi non stupiamoci se siamo in balia dei nostri cosiddetti “partner” europei.

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