A Berlino un mezzo sentore del fatto che nel Bel Paese la pazienza stia finendo – del resto la polemica sul Mes solo pochi anni fa sarebbe stata inimmaginabile – ce lo devono avere, se è vero che Frankfurter Allgemeine Zeitung ha dedicato un lungo articolo alla possibilità che nei futuri programmi elettorali delle formazioni politiche italiane rientri la possibilità di ragionare su un’eventuale uscita dall’Euro del nostro Paese. Quando si dice “coda di paglia”.

“In un giro di opinioni tra giornalisti – scrive Mauro Romano su MF di oggi -, economisti e deputati, come l’esponente di Italia Viva, Luigi Marattin, la Faz mette in evidenza come in parte dei commentatori le recenti tensioni sui mercati e l’allargamento dello spread tra titoli italiani e tedeschi siano legati alla campagna anti-Mes di Salcini, dietro la quale si celerebbe la mai sopita ostilità leghista verso l’adesione all’euro e all’Unione Europea.”

Di parere opposto, continua Romano, la lettura di Roberto Sommella – condirettore dei MF Milano Finanza – secondo il quale “Le turbolenze rientrano nel contesto della crisi di Alitalia e dell’ex Ilva. Il rinnovato coinvolgimento dello Stato porta infatti con sé timori sulle ripercussioni sul debito pubblico in caso di intervento statale. Quanto all’euro, la moneta unica e l’Unione Europea hanno portato indubbi benefici, occorrono però correttivi per evitare fughe in avanti dell’asse franco-tedesco come nelle intenzioni dell’accordo di Acquisgrana.”

Alla fine della lunga inchiesta della Faz, la testata tedesca arriva a una conclusione: nessuno in Italia vuole uscire dall’Unione. Veramente? Ci sarebbe da discutere. In un’Unione in cui la Germania pensa di utilizzare il Meccanismo Europeo di Stabilità come strumento per collettivizzare il debito delle proprie banche e costringere il Sud Europa a ristrutturare quello pubblico, bisognerebbe chiederlo ai cittadini se davvero in Italia nessuno oggi vorrebbe tornare alla lira.

È probabile che la risposta sarebbe ben diversa.

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