Il 5 maggio la Corte Costituzionale tedesca si è espressa sulla legittimità per la Germania di aver partecipato al programma di Quantitative Easing (Qe) messo in atto dalla Banca Centrale Europea (Bce) a partire dal 2015. La sentenza di Karlsruhe stabilisce che seppure il programma di acquisto di titoli di stati promosso dalla Bce non contrasti con la costituzione tedesca, la Bce debba chiarire entro tre mesi, “in una maniera comprensibile e con argomentazioni” gli obiettivi di questo tipo di politica monetaria, dimostrandone gli effetti economici e chiarendo se è stata una misura proporzionale alla situazione economica in cui versavano gli stati della zona euro in quel periodo. Una mossa che sembra prodromica all’uscita di Berlino dalla moneta unica.

La risposta, peraltro inusuale, di Francoforte non si è fatta attendere. Francoforte ha sostenuto di aver preso “nota del giudizio di oggi della Corte costituzionale federale tedesca sul Pspp” e di restare “pienamente impegnata a fare qualunque cosa necessaria, nel suo mandato per garantire che l‘inflazione salga a livelli coerenti con il suo obiettivo a medio termine e che le azioni di politica monetaria intraprese nel perseguimento dell’obiettivo di mantenere la stabilità dei prezzi siano trasmesse a tutte le parti del economia e in tutte le giurisdizioni dell’area dell’euro”. Per poi concludere laconicamente: “Nel dicembre 2018 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la Bce agisce nel rispetto del suo mandato”.

Insomma, grazie per il parere non richiesto, ci facciamo vivi noi. In ogni caso i segnali che arrivano da Berlino dovrebbero far pensare. Come ha scritto Paolo Ferrero sul sito del Fatto quotidiano, quella della Corte Costituzionale tedesca è una presa di posizione molto grave poiché “Da un lato si rivendica la superiorità delle norme tedesche rispetto a quelle comunitarie e dall’altra si attacca la Bce in nome di argomentazioni economiche assurde ma apparentemente finalizzate a tutelare gli interessi tedeschi. Non a caso il Quantitative easing di Draghi viene accusato di aver fatto scendere i tassi di interesse e quindi di aver abbassato la remunerazione dei risparmi dei tedeschi.”

“In pratica – conclude Ferrero – la Corte costituzionale tedesca ritiene normale che il Parlamento greco sia stato commissariato dalla troika o che i popoli europei possano essere affamati dalle politiche della Ue. Ritiene però inaccettabile che per mantenere la moneta unica i cittadini tedeschi debbano vedere i loro risparmi remunerati meno di quanto desidererebbero.”

Il sospetto è che Berlino sia a un bivio: o riesce a imporre le proprie scelte e i propri obiettivi in funzione degli interessi tedeschi a tutta l’Unione, oppure potrebbe decidere di ringraziare per i favori ottenuti con 18 anni di Euro e di abbandonare la compagnia. Magari a braccetto con Olanda e Lussemburgo.

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