La sensazione è che i mercati siano arrivati al capolinea. Con i tassi di interesse sempre bassi gli investitori negli ultimi anni si sono riempiti le tasche di rischio, per riuscire a spremere un minimo di rendimento dai mercati. Il problema è che le Banche Centrali stanno iniziando a chiudere i rubinetti con cui hanno inondato di liquidità i listini, che iniziano ad inaridirsi e diventano un terreno fertile per l’incendio di una nuova crisi. Che rischia di partire proprio dall’Italia.

Sia molti piccoli risparmiatori – magari ancora ancorati all’idea che il mercato obbligazionario possa rappresentare un investimento meno “volatile” (e quindi meno rischioso) di quello azionario – che grandi investitori – alla disperata ricerca di rendimento – negli ultimi anni hanno comprato obbligazioni dalla durata media sempre più lunga. Purtroppo comprare duration (ovvero comprare che magari scadranno tra venti o trenta anni), significa acquistare titoli caratterizzati da un superiore rischio di potenziali perdite provocate da un rialzo dei tassi. La Banca Centrale Usa ha già iniziato a far crescere i tassi, Draghi a fine anno chiuderà il Quantitative Easing: col crescere dei tassi di interesse, il rischio è che gli investitori inizino a vendere titoli che perdono valore e che nessuno vorrà più.

Qualche brutto segnale, in questo senso, sta arrivando proprio dall’Italia. Il tanto atteso collocamento del famoso “Btp Italia” – considerato “termometro dell’economia del Paese” – sta andando malissimo. Il collocamento, iniziato lunedì, ieri ha registrato acquisti per poco più di 131 milioni. Sommati  agli ordini del giorno prima (381,35 milioni) arrivano a 612 milioni: un risultato deludente, per ora, considerato che l’obiettivo era di un miliardo solo per ieri, a fronte di un obiettivo del ministero del Tesoro che è di 7-9 miliardi d’incasso complessivi.

L’isolamento a cui i partner europei stanno sottoponendo l’Italia sta sicuramente avendo un peso nell’asta, ma attenzione: se tutta questa pressione dovesse avere ricadute pesanti sul Paese, potrebbe creare un effetto domino su tutti i mercati, con conseguenze difficili da prevedere. Rischiamo forse di tornare a una crisi paragonabile a quella del 2007.

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