Con la nascita del nuovo governo ricominciano gli interventi a gamba tesa sull’Italia. Per il momento sono ancora buoni consigli. In attesa dei cattivi esempi.

  Si comincia dal poco conosciuto, ma evidentemente assai impettito, Pentii Hakkarainesn, membro del consiglio d’amministrazione della Bce secondo il quale «l’elevato livello di crediti deteriorarti nell’Eurozona (oltre 720 miliardi) rimane una delle nostre priorità di vigilanza». Come stupirsi? Con la crisi economica aumentano le persone e le imprese che non riescono a rimborsare i debiti. Come risolvere il problema? Suggerendo ai governi dell’eurozona coraggiose politiche espansive fatte di minori tasse e maggiore spesa pubblica? Ma figuriamoci. Meglio ricorrere a raffinate torture: taglio dei costi; aumento dei ricavi; controllo dei rischi; rafforzamento del sistema di comando. Mai nessuno che ricordi una semplice verità: i crediti deteriorati non sono fiori del male che nascono selvaggi. Bensì la conseguenza di pesanti crisi economiche che non hanno risparmiato nessuno anche se in misura diversa. La cura dell’austerity però è sbagliata visto che impedisce lo sviluppo. Tanto più che il resto del mondo ha ricominciato a correre. L’economia Usa, che nel 2000 era più grande del 13% rispetto a quella dell’Eurozona oggi la supera addirittura del 26%. Evidentemente la Casa Bianca fa bene a non ascoltare i buoni consigli.

Ma non c’è solo la Bce. L’Ocse ricorda che questo è il momento opportuno per tagliare il debito pubblico per i Paesi maggiormente indebitati. Ovviamente non si riferisce al Giappone che con il suo 230% di debito/Pil non ha chiesto il permesso a nessuno per investire nelle aree colpite dal terribile terremoto di alcuni giorni fa. Infatti in un Paese che controlla la sua banca centrale il debito non è mai un problema. Ma noi non abbiamo più una banca centrale e questo consente all’Ocse di infliggerci i suoi buoni consigli su come ridurre il nostro debito del 130%. Probabilmente avendo in testa luminosi casi di Paesi con un debito pubblico particolarmente basso tipo l’Eritrea (20%), il Burundi (14%) o lo Swaziland (9%).

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