Ancora un record nella fuga di capitali dall’Italia. Dai 359 miliardi di euro di inizio anno il disavanzo del sistema dei pagamenti Target 2 è arrivato, a settembre a 432,5 miliardi. Per semplificare diremo questo: il Target2 definisce la bilancia valutaria all’interno del sistema euro. I capitali, cioè che escono da uno dei Paesi del Club per investire negli altri. Ma è anche un debito perché, come ha spiegato Draghi, se un Paese decidesse di uscire dalla moneta unica dovrebbe, in via preliminare, azzerare il disavanzo. La Germania, da parte sua, ha accumulato un credito complessivo di 878,9 miliardi.

È ovvio che, in caso di divorzio, l’Italia non riuscirebbe a rimborsare la Germania e agli altri creditori. Proprio per questo in un recente intervento il governatore della Bundesbank Jens Weidmann ha chiesto che, a fronte dei disavanzi, i Paesi debitori prestino delle garanzie. Non è chiara la natura di queste coperture. Difficile pensare che vogliano il Colosseo. Più credibile un vincolo su una parte delle entrate tributarie. Una maniera indiretta per limitare, ancora di più, l’autonomia dell’Italia. Ma soprattutto un nuovo segnale di sfiducia della Germania nei nostri confronti. A Berlino, infatti, non hanno mai rinunciato all’idea del fondo di garanzia sui titoli di Stato. Le banche, cioè, dovrebbero fare un accantonamento proporzionale alla quantità di Btp in portafoglio. Significa che per i tedeschi c’è il pericolo che, un giorno o l’altro, l’Italia possa fare default.

Tutto questo per dire che l’euro, anziché favorire l’integrazione contribuisce ad allargare il solco fra le diverse nazionalità. I partner non si fidano l’uno dell’altro. I tedeschi vengono accusati di voler resuscitare antiche spinte imperiali. La Germania si difende sostenendo che il disordine finanziario dei partner è una minaccia per i contribuenti tedeschi che potrebbero essere costretti a pagare il conto del risanamento. Un dialogo che diventa sempre più affilato. La proposta Weidman è molto pericolosa. Se venisse accolta l’Italia avrebbe tutti gli svantaggi della svalutazione in termini di aggravio di costi. Ma dovendo restare nell’euro non ci sarebbero i benefici di poter manovrare il cambio per favorire le esportazioni. Per il momento si tratta solo di studi e di analisi. Se Weidmann dovesse diventare presidente della Bce al posto di Draghi diventerebbero minacce all’Italia e a tutto il fronte sud della Ue.

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