Cara banca, ma quanto mi costi. Gli avvenimenti degli ultimi giorni ripropongono un tema che in pochi vogliono tirar fuori: vale a dire il peso enorme che i contribuenti hanno dovuto sopportare per il salvataggio del sistema creditizio. Non solo quello nazionale, ma anche europeo costato finora 58 miliardi. Il grosso è rappresentato dai 40 miliardi di euro versati nel 2012 al fondo salva-stati (Mes) per salvare la Grecia. Un’operazione utile soprattutto alle banche tedesche e francesi che avevano finanziato largamente Atene per l’acquisto delle armi. Per l’Italia non era stato proprio un grande affare considerando che il crediti delle nostre banche ammontavano ad appena 1,9 miliardi.

Comunque sia i 58 miliardi che l’Italia ha dovuto versare pesano sul debito pubblico perché il Tesoro, per trovarli, ha dovuto emettere nuovi Btp. Ovviamente da Bruxelles promettono che questi soldi torneranno indietro quando la Grecia comincerà a pagare i suoi debiti. Una bugia di cui nessuno ha voglia di farsi carico fino in fondo. Sappiamo tutti benissimo che Atene non rimborserà mai un centesimo. Da anni, alla scadenza delle varie rate, assistiamo al solito show fra Tsipras e la Troika. Minacce, preghiere, insulti e poi la tregua. I creditori che allargano i cordoni della borsa in cambio di promesse che non verranno mai mantenute. Un copione amaro che tutti sappiamo, andrà avanti all’infinito.

A questi salassi ora si aggiungono i 22,4 miliardi stanziati per le banche italiane: le due venete (17 miliardi) ed Mps (5,4 miliardi). Volendo fare un calcolo grossolano possiamo dire che complessivamente il costo dei diversi salvataggi bancari per i contribuenti italiani è stato di un’ottantina di miliardi. Un calcolo assolutamente provvisorio considerando che, forse la crisi bancaria in Italia non è finita e che il problema della Grecia è lontano dalla fine. Secondo Unimpresa entro il 2019 bisognerà metterci ancora 290 miliardi. Uno scempio di risorse pubbliche imposto dalla Ue. Sempre pronta a chiedere sacrifici ma assai distratta in tema di solidarietà. Ecco perché non ci stanchiamo di chiedere un’Europa diversa. Ma anche un’Italia diversa: le foto di Gianni Zonin, autore del buco della Popolare di Vicenza che fa shopping in via Montenapoleone sono insopportabili.

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