Sabato scorso il fondatore di questo blog, Ernesto Preatoni, ha dedicato il suo editoriale su Libero al voto della Camera che, la scorsa settimana, ha sostanzialmente sancito il fatto che le casse dello Stato sono vuote. Nessuno ha voglia di parlarne, ma è così. E quando il conto è in rosso, i soldi si incominciano a prendere a prestito. Così, prima di tutto, il governo Conte questa settimana ha portato a casa uno scostamento di bilancio di altri 25 miliardi (il debito pubblico ringrazia e continua a crescere). Quello che, però, risulta davvero rilevante è il fatto che, sempre mercoledì scorso, la Camera abbia approvato una risoluzione del Governo che prevede l’utilizzo di tutti “gli strumenti già resi disponibili dall’Unione Europea per fronteggiare l’emergenza sanitaria e socio-economica”.

Nel bouquet di questi strumenti, scrive Preatoni, ci sono la cassa integrazione europea – prevista dal programma Sure –, una linea di credito della Banca Europea per gli Investimenti e, in cauda venenum, una cosa di cui tutti i nostri lettori avranno quasi sicuramente sentito parlare, il Mes, ovvero il fondo dedicato ai prestiti per la spesa sanitaria generata dall’emergenza Covid-19. Attenzione: nella risoluzione non c’è scritto “l’Italia richiederà di poter accedere al Mes”, ma prevede che il Paese sfrutti tutte le leve messe a disposizione dall’Europa per potersi salvare dalla tempesta economica che rischia di sommergerci da settembre. Compreso, appunto, il Mes che, fino a poche settimane fa, nessun Paese d’Europa voleva richiedere, per evitare di essere bollato dai mercati con la lettera scarlatta di “debitore debole e inaffidabile”.

“Siccome il Governo – spiega Preatoni – deve aver capito che pretendere le tasse da chi è rimasto quasi senza niente avrebbe significato fare la fine dello Sceriffo di Nottingham – che nella favola di Robin Hood veniva travolto, insieme al principe Giovanni, dalla rivolta dei cittadini rimasti senza casa e senza averi – Gualtieri e i tecnici del Ministero devono aver pensato che, con lo scostamento di bilancio, convenisse prorogare ulteriormente le scadenze, la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti fino a fine anno.”

Sono tutte misure che costano. I costi – anche quelli sociali – potrebbero salire ulteriormente se, in autunno, ci ritrovassimo a dover affrontare un nuovo lockdown. Ecco perché il Governo, che come il Principe Giovanni è Senza Terra, ha approvato in aula di utilizzare qualunque aiuto economico, compreso il Mes, che, concettualmente, significa che il malato è terminale e che una qualche forma di Troika è dietro l’angolo. Per non parlare delle forche caudine che ci aspetteranno ogni qualvolta proveremo a ottenere denaro dal Recovery Fund.

“Voglio però far rilevare che, quando, diversi anni fa, segnalavo che essersi piegati a un sistema di cambi fissi avrebbe significato legare il Paese a una sorta di dittatura da parte della Bce e dei tecnocrati di Bruxelles, venivo bollato come Cassandra, in certi casi come speculatore interessato al disfacimento del Paese – conclude Preatoni –. Ora che ci siamo e giriamo per l’Europa col cappello in mano vorrei che lorsignori mi spiegassero cosa ci abbiamo guadagnato a cedere la sovranità di Bankitalia a Rutte e compagni di merende.”

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