Da giorni il premier Conte e il governo brindano e sbracciano, rivendicando una vittoria sul tema del ricorso al Mes, il fondo salvastati che dovrebbe sostenere il nostro Paese con quasi 40 miliardi di Euro destinati alle spese straordinarie che l’Italia ha dovuto sostenere nel settore sanità per combattere l’epidemia di Covid-19. Conte e il governo si sbracciano perché sostengono di aver ottenuto quel prestito “senza condizioni” di controllo da parte di Bruxelles e della Troika. Peccato che non sia vero.

Lo scriveva, qualche giorno fa, Giusppe Palma, uno dei principali esperti in Italia di diritto costituzionale e diritto dell’Unione Europea, sul sito “Scenari Economici”: “L’Eurogruppo – scriveva Palma – si è concluso con un accordo sul MES. Per l’Italia ha partecipato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri (PD). Ciascuno Stato potrà accedervi nella misura del 2% del PIL (con uso limitato alle sole spese sanitarie dirette e indirette), per l’Italia circa 36 miliardi di euro, da restituire in dieci anni al tasso di interesse dello 0,1%.”

Secondo Palma, anche se da Roma raccontano che l’unico controllo di Bruxelles sarà quello di accertare che i denari ricevuti in prestito dal Mes vengano effettivamente spesi dall’Italia in spese sanitarie, la verità è che – come viene spiegato in maniera esaustiva al punto 7 delle conclusioni del documento con cui i vertici dei Paesi membri hanno siglato l’accordo – abbiamo spalancato le porte alla “sorveglianza economica e fiscale” da parte dell’Unione.

Stando a quanto scritto nei documenti “Successivamente, gli Stati membri dell’area dell’euro rimarrebbero impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale della Ue, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni della Ue“.

“Insomma, saremo sottoposti alla “sorveglianza economica e fiscale” da parte delle Istituzioni della Ue. Mezza troika in casa! La finalità indicata è quella di ridurre il debito, alias consolidamento fiscale e tagli selvaggi alla spesa pubblica – conclude Palma –. Il presidente del Consiglio Conte aveva detto “eurobond sì, Mes no“. Ci ritroviamo invece il Mes, solo il Mes. Di Recovery Fund, campa cavallo che l’erba cresce…”

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