Tipico dei perdenti è godere delle sconfitte altrui. Non a caso il variegato club degli amici di Bruxelles si è affrettato a gongolare per l’esito delle elezioni nel Regno Unito. Certo Theresa May ha fatto male i conti. Ha brigato per andare al voto convinta di fare incetta di consensi, ma ne è uscita ammaccata e priva di maggioranza. Insomma: ha giocato forte e ha perso. Per arroganza e incomprensione delle «vere istanze del popolo», sostengono in molti. Di sicuro, un ruolo lo ha giocato il costante martellamento al limite del terrorismo psicologico sulle conseguenze della Brexit. «May in un vicolo cieco e Ue più forte nel negoziato Brexit», ha twittato Enrico Letta, dopo il voto godendo per la «piccola vendetta dell’Ue» contro la Brexit. Ognuno si dà piacere come può, dopo tutto. «Torna a casa, Britannia, ti amiamo ancora. I tuoi amici in Europa», ha commentato l’ottimo Vittorio Zucconi. Secondo Sandro Gozi (eurofanatico in quota Pd), invece, la May «non ha il mandato per una Hard Brexit». Potremmo continuare a lungo, ma vi risparmiamo il tour dell’orrore. Secondo la visione prevalente la Ue esce rafforzata dal voto: il populismo antieuropeista avrebbe subito un’altra batosta dopo le sconfitte in Francia, Austria e Olanda. Non vogliamo rovinare la festa ma a questo giro l’Europa, almeno nella sua attuale articolazione, non ha vinto proprio un bel niente. Anzi. Gli unici due partiti smaccatamente filo Ue non hanno ragione di festeggiare. Lo Scottish national party (Snp), europeista per convenienza, ha perso 21 seggi. I liberal democratici hanno rosicchiato 4 scranni (12 in totale), ma rimangono comunque nell’area riservata all’osservazione con il microscopio. I due schieramenti principali – conservatori e laburisti – restano euroscettici. Certo, Jeremy Corbyn è stato piuttosto cauto, in campagna elettorale. Nei più recenti dibattiti con la May, però ha sempre ribadito che avrebbe portato avanti la Brexit. L’unica cosa per cui gli europeisti possono festeggiare, dunque, è l’aumento dell’instabilità politica del Regno Unito. Per il resto, non hanno proprio nulla di cui essere felici. Almeno fino a quando non cambieranno le regole del gioco a Bruxelles.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail