Pubblichiamo oggi un intervento del fondatore del nostro blog, Ernesto Preatoni, dedicato a come il Covid e lo smartworking abbiano cambiato – e in alcuni casi letteralmente svuotato – le città. Un processo, che anche a Milano e Roma, rischia di avere pesanti ripercussioni sul settore immobiliare e sul mondo del lavoro.

Come molti sanno io e la mia famiglia viviamo in Svizzera ma, ogni tanto, mi capita di venire a Milano, in auto. Cercando di raggiungere il centro mi sono imbattuto nell’ultima, curiosa, scelta dell’amministrazione comunale, quella di creare delle piste ciclabili dove lo spazio per le ciclabili non c’è. Grandi arterie come viale Monza e Corso Venezia sono diventate praticamente a un unico senso di marcia. Non ho nessun interessa a schierarmi pro o contro le macchine o i ciclisti. Ci mancherebbe, ma – nell’ambito di una sorta di rivoluzione che il Covid sta imponendo a tutte le città d’Europa – mi pare che Milano, che si piccava di essere la più europea tra le metropoli d’Italia, abbia affrontato il problema con una miopia provinciale e giacobina.

Cerco di spiegarmi meglio. Già prima del Covid Parigi – che è una città grande, dove una casa, in una zona semicentrale può costare 12mila euro al metro quadro – aveva iniziato a svuotarsi. Gli appartamenti sono troppo cari e troppo piccoli. Così qualche milione di persone (esatto, milione) preferisce, tutti i giorni accollarsi una o due ore di viaggio per entrare e uscire dalla città. Per poter vivere in un appartamento più grande in un contesto meno caro. Stessa storia a Londra dove alcune grandi società di investimento, come Shroeders ha comunicato ai propri dipendenti che d’ora in poi potranno lavorare da casa anche per sempre.

Il sogno di ogni lavoratore? Macché, piuttosto l’incubo degli amministratori locali, come raccontava Repubblica qualche giorno fa: “Questo però è un problema per Londra. Da mesi, causa Coronavirus, la City sembra una città fantasma, spopolata dei suoi trader, dei colletti bianchi e degli investitori. Anche perché, il Regno Unito è uno dei Paesi che è tornato meno in ufficio rispetto ad altre nazioni europee, come Italia, Germania e Francia. Secondo una ricerca Alphawise-Morgan Stanley riportata da “City A.M.”, solo un terzo dei dipendenti britannici è tornato “al chiodo”, a differenza del resto d’Europa in cui, in media, già tre quarti dei lavoratori hanno rioccupato le proprie scrivanie fisiche.”

Milano, in effetti, se la cava un filo meglio, ma più di un giornalista sta lavorando ad articoli per raccontare quanti e quali ristoranti nel centro della città hanno dovuto chiudere i battenti. Affitti troppo alti e pochi clienti business stanno uccidendo il centro di una città che, dal 2015, aveva vissuto un boom trainato dall’Expo ma anche dalla riqualificazione di ex aree abbandonate diventate parte del cuore pulsante della city.

La città, è inutile far finta di niente, col Covid ha iniziato a svuotarsi: da febbraio a oggi ha perso qualcosa come duemila abitanti al mese. E se il trend negativo non si fermerà saran dolori anche per il settore immobiliare: i primi ad essere colpiti saranno gli uffici, poi i prezzi delle case, che sembravano destinati a crescere ad libitum. Il sindaco Sala da un lato ha chiesto ai pendolari di superare “l’effetto grotta”, di tornare in ufficio e a spendere in bar e ristornati. Però la sua amministrazione, nel frattempo con la scusa di permettere ai cittadini di sfruttare la mobilità verde e alternativa, ha iniziato a restringere le arterie che permetterebbero anche a chi viene da fuori (e che magari non si sente di prendere i mezzi pubblici) di raggiungere il posto di lavoro. Insomma: se vivi in Brianza, hai due alternative: i mezzi pubblici, dove qualche rischio assembramento c’è. Oppure diventi Pantani. Tertium non datur.

Insomma: chi governa la città la sta plasmando a misura di chi vive in un centro caro tanto quanto quello di Parigi. Chi si può permettere di andare al lavoro in bici o su monopattino elettrico. Chi vivefuori – e pure contribuiva non poco ad arricchire e popolare la città – e oggi ha paura dei mezzi pubblici è ancora più tagliato fuori di prima. Milano, insomma, conferma un trend che provo ad evidenziare da tempo: l’allargarsi della forbice, sempre più consistente, tra ricchi e poveri e non solo in ambito meramente economico ma anche logistico. Il tema verde, sviluppato in questo modo, è tutt’altro che inclusivo, è elitario. E una città elitaria non potrà far altro che continuare a svuotarsi e a condannarsi al declino, dopo cinque anni di una crescita che, a questo punto, rischiano di rivelarsi una bolla, anche immobiliare.

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