La percezione è più forte della realtà. La ripresa c’è ma gli italiani non l’avvertono. Anzi sono sempre più sfiduciati e incapaci di guardare avanti. In una parola viviamo in un Paese pieno di «rancore». Lo dice l’analisi del Censis nel suo cinquantunesimo rapporto nazionale. L’analisi ripete molte cose questo blog sostiene da tempo. Parla di rimpicciolimento demografico, povertà del capitale umano immigrato, polarizzazione del lavoro che penalizza la classe media. In sostanza «lo stop della mobilità sociale crea rancore». Un rancore che è anche la paura per il declassamento sociale. L’87,3% degli appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile risalire nella scala sociale. Il 100% teme di scivolare in basso. Magari finendo nel girone infernale composto da 1,6 milioni di famiglie, 4,7 milioni di persone, che vivono in povertà assoluta. Dieci anni di crisi hanno lasciato un Paese incapace di immaginare il futuro. Tra professioni intellettuali e impieghi non qualificati, è sempre più difficile attrarre immigrati perché si assottiglia la classe media di operai, artigiani e impiegati. In 5 anni sono diminuiti dell’11%. L’incremento di occupazione più rilevante riguarda gli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci (+11,4%). È la conseguenza del “boom” di Amazon e dell’e-commerce in generale che ha bisogno di una logistica formidabile. Nel frattempo sparisce un piccolo negozio su dieci e si assottigliano anche i professionisti: 10 punti persi in 10 anni per gli under 40 . Gli obblighi imposti dalle politiche di austerità stanno impoverendo il Paese riconosce il Censis: mancano gli investimenti pubblici, pari ad un terzo rispetto a quelli pre-crisi perché non bisogna appesantire il bilancio pubblico. L’euro ha alleggerito le buste paga: non potendo svalutare il cambio sono stati deprezzati i fattori di produzione interna a cominciare dal lavoro. Non a caso le retribuzioni sono aumentate solo dello 0,5% a fronte di un’inflazione dell’1,1%. Vuol dire una perdita secca in termini di capacità d’acquisto. Ecco perché la ripresa c’è, ma per il momento l’hanno vista in pochi. Come stupirsi dell’animosità degli esclusi? Il rancore è un sentimento privato. Ma ci mette poco a trasformarsi in aggressività pubblica.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail