Alla faccia dell’anno “bellissimo” predetto da Conte. Se il 2018 si poteva definire di sostanziale stagnazione, con il 2019 siamo sull’orlo della recessione. Stiamo esagerando? Ma neanche per sogno: secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), la produzione industriale rispetto all’anno scorso è crollata, con una riduzione dell’1,3%. Si tratta della maggior contrazione registrata addirittura dal 2013. “Considerando l’evoluzione congiunturale dello scorso anno, si è registrato un aumento solo nel primo trimestre (al netto dei fattori stagionali), mentre nei successivi si sono avute continue flessioni, con un calo più marcato negli ultimi tre mesi dell’anno”, ha spiegato l’Istat.

Ma c’è (ancora di peggio): il calo più consistente si è registrato nel dicembre dell’anno scorso, in cui si è registrato un dato di -2,7% rispetto a novembre e -4,3% su dicembre 2018. Il calo tendenziale del 4,3% è il peggiore da dicembre 2018 quando segnò un -5,7%, mentre la diminuzione congiunturale del 2,7% è la più bassa da gennaio 2018 (-3,2%). Male anche il quarto trimestre che ha evidenziato una diminuzione dell’1,4%. In forte calo, lo scorso anno, anche la produzione auto giù del 13,9% la diminuzione più marcata dal 2012. Mentre a dicembre 2019 la produzione di autoveicoli è diminuita dell’8,6%.

La lettura del fenomeno, da parte di economisti e strategist è abbastanza unanime. “La produzione industriale è calata sensibilmente nell’ultimo mese del 2019, come in Germania e Francia. Sul dato potrebbero aver pesato effetti di calendario, in tal senso è lecito attendersi un rimbalzo congiunturale a gennaio. In ogni caso, non sembra ancora vicina una svolta per l’attività economica nell’industria”, ha commentato Paolo Mameli, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

“Peggio di così non poteva andare”, ha commentato il qualche giorno fa il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, secondo il quale “diventa difficile immaginare un’inversione di tendenza del Pil per il primo trimestre 2020. L’Italia, quindi, torna in recessione”. Pessimistica anche la lettura del Centro Studi Promotor secondo cui il dato Istat è un pessimo segnale dal momento che: “La contrazione a sorpresa del Pil dello 0,3% nel quarto trimestre 2019 aveva indotto a ritenere che il dato sulla produzione industriale di dicembre fosse negativo, ma la contrazione registrata è andata al di là delle aspettative più pessimistiche”, spiega.

Plumbeo, infine, anche il commento di Confcommercio “Con dicembre 2019 l’indice della produzione industriale torna ai livelli di metà 2016. Al di là di particolari effetti di calendario, il dato rispecchia la deludente dinamica del complesso dell’economia lo scorso anno, durante il quale solo i consumi delle famiglie hanno mostrato una debole tenuta. Non sembrano favorevolmente orientate le prospettive a breve termine, considerando anche gli impulsi negativi generati dalla crisi sanitaria che sta determinando, tra l’altro, una grave caduta del volume d’affari delle filiere del turismo e della ristorazione”.

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