A marzo il debito pubblico ha raggiunto il nuovo record di 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi rispetto a febbraio, come si legge nel fascicolo «Finanza pubblica, fabbisogno e debito» della Banca d’Italia. È il livello più alto da luglio 2016, quando si era attestato a 2.252,2 miliardi.

Il dato suona come bocciatura per il ministro Pier Carlo Padoan che non è riuscito a rispettare nessuno degli obiettivi che aveva annunciato. A cominciare proprio dalla stabilizzazione del debito. Aveva promesso che avrebbe raggiunto il traguardo l’anno scorso ma ha clamorosamente fallito. Un insuccesso che avevo previsto perché l’errore del ministro era chiaro. Per bloccare la crescita del debito in rapporto al Pil servono due condizioni: una crescita economica forte e lasciar correre l’inflazione. Entrambe le possibilità sono precluse dalla permanenza dell’Italia nell’euro. Non avendo più una banca centrale è come se il Tesoro fosse indebitato in una valuta straniera. Impossibile rientrare. Per anni non mi sono stancato di ripetere che le promesse del ministro erano scritte sulla sabbia. Alla fine se ne sono accorti anche i soloni delle agenzie di rating.

Da questo punto di vista i quattro anni passati da Padoan al ministero di via Venti Settembre hanno solo peggiorato la situazione. Il debito pubblico è salito di 130 miliardi, nonostante il risparmio sugli interessi favorito dal bazooka di Draghi. La crescita del Pil è stata la peggiore dell’eurozona. Un vero fallimento come spesso accade quando al governo vengono chiamati i cosiddetti tecnici. Basta vedere Monti. Padoan ha rispettato la tradizione: nel suo primo Def, il vecchio documento di programmazione economica, scriveva che avrebbe pagato tutti i debiti della Pubblica amministrazione, che il debito pubblico sarebbe sceso e che il Pil sarebbe salito. Dopo quattro anni abbiamo visto com’è finita. Il meglio l’ha dato però sulle banche. Ha approvato il bail-in, cioè lo scarico delle perdite sui risparmiatori. Quando si è accorto dell’errore ha cercato di rimediare con un salvagente da venti miliardi di denaro pubblico. Soldi buttati via come vedremo presto. Ma lui è un tecnico e sa quello che fa.

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