Ma c’è davvero la ripresa economica? Per gli indicatori economici la risposta è positiva. Non così per l’opinione pubblica che non ha ancora visto sostanziali passi avanti sulla sua condizione di vita. Il Pil, infatti, è una misura è troppo astratta e imprecisa per dare il polso autentico della situazione. Viceversa la perdita o l’incertezza del posto di lavoro hanno impatto immediato. È forse questo fenomeno a spiegare il diffuso clima di paura che ancora si respira nel Paese. Lo conferma un recente sondaggio condotto da Renato Mannheimer, il principe della demoscopia in Italia. Alla domanda «stiamo uscendo dalla crisi economica?», solo il 4% dichiara di esserne convinto. Il 29% è più cauto, e intravede «deboli segnali». Per il 67%, invece, non è ancora finita. Insomma due italiani su tre non vedono quei miglioramenti di cui tanto si parla e si scrive.

La maggioranza degli intervistati (58%) definisce la propria condizione peggiorata rispetto agli anni precedenti. Solo il 4% dice di stare meglio. Un’altra quota minoritaria ma consistente (38%) ritiene invece che essa sia sostanzialmente «uguale rispetto al passato». Dal punto di vista dell’orientamento di voto, si rileva maggiore insoddisfazione tra coloro che si dichiarano intenzionati a scegliere partiti di «protesta» come Lega Nord e M5S, a riprova del fatto che queste forze politiche traggono molti consensi tra chi è economicamente in difficoltà. Viceversa, tra i votanti per il Pd si accresce pur restando decisamente minoritaria (8%) la quota di chi percepisce un miglioramento rispetto al passato. Nell’insieme, spiega Mannheimer, emerge un quadro di diffuso “scetticismo se non di pessimismo sull’effettiva uscita del nostro Paese dalla crisi”. Se anche gli indicatori statistici segnano una condizione di bello stabile, la percezione di una vera svolta è, per ora, lontana per gran parte della popolazione. Che risulta connotata invece da forte disagio e insoddisfazione. La quale ha, inevitabilmente, anche effetti sulle scelte politiche ed elettorali.

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