Quanto potrà resistere ancora la Ue? A chiederselo non è qualche leader movimentista e populista come direbbero gli eurofanatici in servizio permanente effettivo. I toni della delusione arrivano dal cuore del sistema. Precisamente da Donald Tusk che presiede il Consiglio europeo. Guida quello che è considerato il cervello dell’Europa a 27 perché riunisce i capi di Stato e di governo. Un cervello che però rischia ogni giorno la trombosi. Oggi più che mai. Ormai non c’è una materia su cui sia possibile trovare l’accordo. Tutte le riunioni si concludono con un rinvio o con un accordo molto parziale. Lo stesso Tusk è uno zombie perché rappresenta la Polonia che ormai ai margini della Ue. Addirittura rischia qualcosa di simile all’espulsione se approverà la riforma costituzionale considerata contraria ai principi ispiratori della Ue. Insomma Tusk rappresenta esclusivamente se stesso e aspetta solo di essere sostituito. Forse per questo ha il coraggio di raccontare delle verità che prima, per ragioni di opportunità avrebbe taciuto. L’Eurozona è spaccata fra Paesi del Nord e Paesi del Sud. Una rottura talmente profonda da rendere acrobatica la sopravvivenza dell’euro. L’Europa a 27 invece è divisa fra est e ovest. I governi del cosiddetto Patto di Visegrad hanno detto che non accoglieranno nemmeno un emigrante infischiandosene degli ordini che arrivano da Bruxelles. Fanno parte di questa alleanza Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria. Ora si è aggiunta l’Austria con il nuovo cancelliere Sebastian Kurz. Vienna è andata anche oltre. Il nuovo governo, appena insediato, ha annunciato l’intenzione di concedere ai cittadini dell’Alto Adige (per loro Sud-Tirolo) il passaporto austriaco in aggiunta (o in sostituzione) a quello italiano. Una provocazione davvero impensabile per due Paesi che fanno parte della stessa comunità e hanno in comune anche la moneta. La conferma che disprezzo e antiche rivalità non sono affatto sopite. Anzi tendono a riemergere. Così si fa strada l’ipotesi che, alla fine, potrebbero esserci altri governi intenzionati a seguire l’esempio della Gran Bretagna. Insomma euro e immigrazione rappresentano le due mine su cui l’Europa, prima o poi, salterà per aria.

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