Nella Babele delle statistiche non poteva mancare il Fondo monetario (Fmi), che per il 2017 vede la crescita del nostro Pil passare dallo 0,8% all’1,3%. L’Ocse è ferma all’1,2. Istat e governo oscillano fra 1 o 1,1. Per Fmi i successi del 2017 sono frutto di fattori transitori come prezzo del petrolio eccezionalmente contenuto, bassi tassi d’interesse e l’euro debole. Non a caso nel 2018 torneremo allo 0,8% e potremo dichiarare finita la festa. Produttività e investimenti ristagnano. Le sofferenze bancarie non accennano a diminuire. Casomai rallentano la velocità di salita.

Per il prossimo anno l’Fmi, allo scopo di stabilizzare la crescita propone una maxi-manovra per tagliare il debito. In sostanza una nuova dose di austerità usando il martello fiscale. E che martello: una bella patrimoniale degli immobili. Peccato che la terapia contraddica la diagnosi. Vediamo perché. Gran parte delle sofferenze bancarie è frutto della stretta sugli immobili dei governi Monti, Letta e Renzi. Date le condizioni di finanza pubblica è sbagliato colpire il patrimonio privato che sta a fronte del debito pubblico. La manovra dovrebbe essere opposta: ridurre il fisco sul mattone per favorire la ripresa. Con tasse più leggere, infatti, i prezzi delle case tornerebbero a salire con evidenti vantaggi. Intanto di natura psicologica perché i consumatori sentendosi le spalle coperte dalla solidità del patrimonio, spendono con qualche paura in meno. Poi fatti reali: l’industria del mattone, come si sa, è un formidabile moltiplicatore di lavoro. Coinvolge i muratori, ma anche elettricisti, falegnami, ditte di trasporto e via elencando. Ma soprattutto darebbe una mano alla banche. Avrebbero maggior facilità a liberarsi dei crediti marci dal momento che a garanzia vi sono soprattutto immobili. Con le risorse che recuperano liquidando i pegni potrebbero di nuovo alimentare l’economia reale. Ecco perché la ricetta del Fmi è una calamità: non diversamente dalle capre che inaridiscono il suolo perchè mangiano i germogli bassi e i cammelli che si nutrono dei cespugli alti. La patrimoniale proposta dai collaboratori di Christine Lagarde avrebbe sul mercato immobiliare l’effetto congiunto di cammelli e capre.

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