Ma come sono contenti. Ha vinto Macron, il candidato che piace alla gente che piace, uomo da copertina, da salotto, quello che conosce le banche dalla parte del caveau, il presidente giovane, il volto presentabile dell’Europa, quello che ha sconfitto la Le Pen. Allora avanti: evviva le banche, evviva Rothschild, la vittoria per l’Europa, la svolta dell’Europa, il trionfo dell’Europa, l’asse con la Merkel e Juncker, la prima visita ufficiale a Berlino. Ma come siamo contenti di aver rifatto il trucco al sistema cadente. Allons enfants di Maastricht. Un’ondata di euforia incontrollata attraversa i piani alti del continente. E rimbalza da un palazzo all’altro, si manifesta nei titoloni di giornali. Ma come siamo felici: abbiamo ricacciato in gola l’urlo dei populisti, abbiamo bloccato l’avanzata degli anti euro, l’onda della rivolta popolare è stata fermata. Che cos’hanno ancora da gridare quei pezzenti laggiù in periferia? Perché si lamentano? Ha vinto l’Europa, ha vinto la conservazione travestita da cambiamento, con una gigantesca operazione di camuffamento. Un candidato creato in laboratorio e imposto con una campagna di comunicazione mostruosa che ha fatto passare per nuovo ciò che nuovo non è. Ha vinto il Gattopardo. C’è un grande cambiamento perché non cambi assolutamente nulla… L’Italia resterà sottomessa all’Europa fondata sull’asse franco-tedesco che ha provocato i grandi disastri di questi ultimi anni. Sembra normale, soltanto perché c’è la parola magica: Macron. Stesse regole? Sì, ma con Macron. Stessi massacri? Sì, ma con Macron. E che cosa cambierà Macron? Niente. Però è fotogenico.

Tutti vogliono assomigliare a lui. Anche Renzi e il Pd. Dimenticano che il Presidente francese ha eliminato il partito socialista, che fino a prova contraria è loro stretto alleato. Vuole riforme, dal lavoro ai tagli del welfare, che farebbero inorridire qualsiasi persona vagamente di sinistra. Stringendo un patto di ferro con la Merkel, si appresta a tagliare fuori l’Italia da tutti i tavoli che contano. Però loro sono felici. Ma di che cosa? Che il partito socialista non esista più? Che ci sarà un’altra austerity? Che in Europa conteremo meno ancora di prima Non si sa. Però sono felici

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