Il meglio è passato. Come avevamo previsto è bastato poco per mandare l’economia in affanno. La ripresa era talmente fragile che è bastato poco per annebbiarla: l’irrigidimento del cambio, la ripresa dei prezzi petroliferi, nuove turbolenze internazionali. L’ economia è più fragile di quanto non sia stata negli ultimi due anni. Martedì l’ Istat, ha fatto sapere che a febbraio la produzione industriale è diminuita (-0,5%) su gennaio per il secondo mese di seguito: i livelli sono sempre superiori a un anno fa, ma la contrazione mette paura. Tanto più che gli analisti scommettevano sul recupero immediato. Ma non c’è solo questo. Gli occupati a febbraio sono poco più 23 milioni. Dal record di agosto non ci sono stati progressi.

Poi ci sono i segnali psicologici e quasi tutti vanno nella stessa direzione: l’ effetto del voto ha indebolito negli italiani la fiducia nel prendere decisioni di spesa. Il clima nelle imprese in marzo è sceso ai minimi da agosto, l’ indice dei sondaggi fra i manager degli acquisti nel manifatturiero è al punto più basso da luglio. E’ sceso anche quello dei servizi. Sempre a marzo è finito in negativo anche il valore del «sentimento economico» Zew per l’ Italia, per la prima volta da oltre un anno.

La stagnazione sembra proprio bussare alle porte. E invece mai come adesso un tasso di crescita accettabile sarebbe importante per la stabilità dell’ Italia. Anche perché  dal resto d’Europa arrivano raffiche di vento gelido. Sentix, un indice del «sentiment» delle imprese dell’ area euro, è caduto bruscamente in aprile per via dei segnali di guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. In Germania afebbraio sono calate sia le vendite al dettaglio che la produzione manifatturiera. Anche gli ordini all’ industria hanno deluso. Le Borse hanno avuto un brutto primo trimestre del 2018. Si fa strada a livello generale la convinzione che noi abbiamo espresso da tempo: è finita la bonaccia che da due anni ha segnato l’economia e la politica internazionale. Torna il freddo che potrebbe diventare gelata. L’Italia non ha niente da mettersi.

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