Qualche giorno fa Fabio Pavesi – giornalista che per lungo tempo ha svolto grandi inchieste sulle pagine del Sole 24 – ha pubblicato un interessantissimo pezzo sul sito di Affari Italiani, dedicato al rapporto tra la Popolare di Bari (banca commissariata dalla BCE poche settimane fa) e i suoi grandi debitori. Uno scenario che aiuta a comprendere perché l’istituto è finito a gambe all’aria.

“Dopo il commissariamento della Popolare di Bari quella coincidenza suona quasi beffarda – scrive Fabio Pavesi –. Ma il crac delle imprese delle famiglie Fusillo-Curci di soli tre mesi fa, è tutt’altro che una coincidenza e spiega molte cose del rapporto osmotico, se non incestuoso della banca con i suoi grandi debitori. Uno dei principali, se non il principale da molti anni sono proprio i Fusillo. Una delle famiglie imprenditoriali più importanti dell’area barese che ha visto fallire ben 2 delle sue società: la Fimco Spa e Maiora Group compartecipata da un’altra famiglia importante i Curci, non più tardi di tre mesi fa.”

Già tre anni di fatto le due imprese attive nelle costruzioni e nella gestione di alberghi di pregio erano tecnicamente fallite, spiega ancora Pavesi. Nel 2017 Fimco Spa chiude i conti con una perdita secca di 49 milioni di euro che si mangia l’intero patrimonio che va in negativo per 42 milioni. L’attivo si dimezza e sono le svalutazioni per decine di milioni sui vari asset del gruppo a provocare la voragine nei bilanci. In quell’anno Fimco che ha capitale negativo per 42 milioni ha sul gobbo debiti per 104 milioni di cui una trentina con le banche, Popolare tra i primi creditori.

“Ci sono debiti con il fisco per 22 milioni e un’obbligazione per 25 milioni sottoscritta dal fondo maltese Futura Funds che è il soggetto che chiede il fallimento – aggiungeva Pavesi nel suo articolo –. Stesso film, stesso copione per Maiora Group, anch’esso da sempre tra le principali esposizioni della banca barese. O meglio la situazione è fin peggiore: siamo sempre nel 2017 e Maiora partecipata dai Fusillo e dai Curci è anch’essa oltre la linea di confine della sopravvivenza. Le perdite assommano a ben 116 milioni, patrimonio netto un buco da 88 milioni; e sul groppone un debito totale di ben 218 milioni. Solo con le banche, con la Popolare di Bari in buona compagnia con la solita Mps, l’esposizione è di 105 milioni, di cui ben 59 milioni non assistiti da nessuna garanzia reale.”

Insomma: i segnali di una gestione che avrebbe potuto mettere a rischio la banca, già tre anni prima del commissariamento, c’era tutti.

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