L’Fmi, il Fondo Monetario Internazionale, che, insieme ad altri soggetti ha contribuito a complicare le sorti dell’economia mondiale (svegliandosi, ad esempio, troppo tardi sulla cura da cavallo inferta dalla Troika alla Grecia), qualche giorno fa ha pubblicato un report che riassume i risultati della propria missione annuale svolta in Giappone per valutare lo stato di salute dell’economia del Sol Levante.

Ebbene, pur con una serie di riserve nel medio lungo termine sulla sostenibilità della politica economica espansiva voluta dal primo ministro giapponese, Shinzo Abe, il Fondo ha dovuto ammettere che il debito pubblico, anche se assai consistente, può non essere un problema. Nel caso del Giappone l’indebitamento è stimato a livello lordo intorno al 236% del Pil ma “Non fa troppa paura in quanto – scrivono i tecnici dell’Fmi – se si considerano gli asset finanziari governativi scenderebbe al 152%. C’è da considerare il il maggior detentore di debito pubblico è la Banca centrale nipponica, per un equivalente pari a oltre il 90% del Pil. Gli spazi per speculazioni di mercato sono poi limitati dal fatto che largamente oltre il 90% del debito è detenuto da soggetti giapponesi pubblici e privati; inoltre questo indebitamento è quasi tutto denominato in yen e ilPaese ha le seconde maggiori riserve valutarie al mondo. Per questo la divisa nipponica è ancora considerata un rifugio sicuro in tempi di turbolenze e i tassi di mercato sui decennali spuntano poco più dello 0,15%.”

Una situazione, dunque, per vari aspetti invidiabile, così come invidiabile è una disoccupazione ufficiale al 2,4 per cento e un’Iva ancora all’8%. Insomma: il Giappone ha un debito enorme, ha portato avanti politiche monetarie ed economiche espansive e, nonostante un tasso di natalità estremamente ridotto, ha avuto la forza di crescere e di imporre tasse molto basse.

Il segreto? Una banca centrale che può battere moneta e un debito che, per la stragrande maggioranza è detenuto dallo Stato. L’Italia ha un debito inferiore, in misura significativa detenuto da investitori nazionali, ma deve sistematicamente fare i conti con la Bce e i continui richiami di Bruxelles che aizzano i mercati. Ne vale la pena?

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