A volte sembra che i protagonisti della politica siano maestri dell’assurdo. Quante volte abbiamo sentito le seguenti frasi: il rapporto deficit-Pil deve stare sotto il 3%, le regole sulle banche si devono rispettare magari facendo pagare il conto a risparmiatori, il bilancio della Ue va finanziato sempre anche se diamo più soldi di quelli che riceviamo, le tasse non si possono tagliare perché abbiamo un debito al 130%. Anzi servirebbero manovre da 30-40 miliardi l’anno (il fiscal compact). Potremmo andare avanti all’infinito con un elenco di diktat uno più deprimente dell’altro. Ora è tornata di moda la parola spread perché il governo che si sta formando non è quello che vorrebbero a Bruxelles. Assurdo. Come mai nessuno che, per una volta dica la verità: e cioè che l’Europa è pronta a esplodere. I Paesi ex comunisti non vogliono immigrati, la Spagna è già tanto se resta unita, la Gran Bretagna sta salutando, la Francia vuole tornare alla grandeur, la Germania non concede nulla per non perdere il tesoro accumulato grazie all’euro. Mario Draghi è riuscito ad anestetizzare i problemi, stampando 2mila miliardi di euro. Così la tragedia greca è stata dimenticata.

Macron e Merkel si sono incontrati per celebrare la solita Ue. Il presidente francese per una volta è stato sincero: «A Berlino non può esserci un feticismo perpetuo per i surplus commerciale e di bilancio, perché nascono a spese degli altri». Come dire: i tedeschi devono condividere i mille miliardi di ricchezza aggiuntiva accumulati negli ultimi 15 anni grazie a un cambio euro-marco più che favorevole. Oppure, sostiene sempre l’inquilino dell’Eliseo, «serve una zona euro più integrata con un proprio bilancio». Significa: eurobond, ministro unico delle finanze, un sistema fiscale unico e comune… All’Italia conviene tutto questo? Certamente no, perché una cosa infatti è certa però: per colpa dell’euro i nostri consumi sono la metà di quelli del 2007, il reddito pro-capite è sceso, e la sì disoccupazione è aumentata. Non bisogna cadere in questa trappola perché ognuno pensa agli affari propri in Europa, Solo per i nostri governi gli esami  sul tasso di fede europeistica non finiscono mai. Che follia….

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