Il lavoro cresce in agosto, ma solo quello con caratteristiche molto estive: contratti a tempo, tante donne e tanti giovani. Gli ultimi dati Istat sull’occupazione sono stati salutati dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan come l’effetto del Jobs Act. Cioè la riforma che puntava a incentivare il lavoro a tempo indeterminato. La verità è che il mercato sta premiando proprio l’opposto: il lavoro quello precario, a tempo determinato. I dati provvisori di agosto dicono che gli occupati sono cresciuti dello 0,2% rispetto a luglio: 36mila in più. Crescita, spiega l’istituto di statistica, «interamente dovuta alla componente femminile, mentre per gli uomini, dopo l’incremento dei due mesi precedenti, si registra un calo». L’occupazione femminile si attesta al 48,9%, il massimo dal 2003. Poi «aumentano i dipendenti a termine, sostanzialmente stabili i permanenti». Anche nel periodo giugno-agosto, a crescere sono «quasi esclusivamente» i lavori a termine. Questo significa che la riforma del lavoro ha mancato l’obiettivo.

Come di consueto quando escono gli aggiornamenti Istat sul lavoro arrivano letture di segno opposto. Per Paolo Gentiloni, «siamo in un ciclo positivo che va incoraggiato». Matteo Renzi: «Il Jobs Act funziona: dateci ascolto sul futuro». Nessun cenno al fatto che il Jobs Act è stato approvato proprio per evitare uno scenario come quello descritto dall’Istat. «Perché Matteo Renzi nelle sue dichiarazioni omette di dichiarare che i nuovi posti di lavoro sono 97% precari o magari solo di poche ore?» commenta Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Insomma il mercato del lavoro è ormai più un tema da storytelling che da statistiche. Domina Pirandello: “Così è se vi pare”. Agli economisti e ai politici che inneggiano alla flessibilità come fattore di sviluppo rivolgiamo un invito: scendete dalle cattedre e dalle poltrone e indossate per un giorno gli abiti di un precario. Poi andate in banca a chiedere un mutuo, oppure in concessionaria ad acquistare un’auto. Più semplicemente cercate con il partner di tanti anni di progettare una vita in comune. Provate e vedrete che succede. Poi, forse, parlerete in maniera diversa. Perché troppo spesso si dimentica che dietro le statistiche ci sono uomini, donne, ragazzi, giovani persone di mezza età. Vite umane, non numeri.

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