C’è un convitato di pietra al tavolo  dove i partiti sono impegnati a trovare i soldi per realizzare almeno metà delle onerose promesse fatte in campagna elettorale. Il finto fantasma si chiama “Europa”. Nei comizi tutti fingevano di ignorarlo o lo liquidavano con uno sbrigativo «gliela faremo vedere noi». Sappiamo bene che non è così. L’ Europa pretende molto e dà poco. Ci svuota le tasche legiferando su banche, risparmi e immigrazione. In più da quando c’è  l’ euro abbiamo smesso di crescere. La Lega rivendica maggior sovranità per l’ Italia. I Cinquestelle pure. Avevano perfino buttato lì l’ idea di un referendum per uscire dall’ euro. Purtroppo appena hanno sentito rumore di poltrone che diventavano disponibili  hanno cambiato idea. In più c’ è Mattarella. Vuole un premier, un ministro degli Esteri e uno dell’ Economia che piacciano alla Ue, sennò niente via libera all’ esecutivo gialloverde. Rigorosi interpreti del pensiero del Colle sono i grandi giornali  che enfatizzano ogni alzata di sopracciglio di Macron e pendono dalle labbra di Merkel e Juncker. Un film già visto.

Il problema sono i numeri. Il nostro debito è mostruoso e la crescita è insufficiente a ridurlo. Se il governo si mostra obbediente Bruxelles  chiude un occhio come ha fatto da Monti in avanti. Se però cerca, comprensibilmente, di pestare i piedi gli euroburocrati si inalberano e diventano severissimi. Perciò, entrati nella stanza dei bottoni, leghisti e grillini dovranno essere più abili e meno i baldanzosi. Qualora Bruxelles li mettesse nel mirino, i mercati si adeguerebbero e il governo, se mai partirà, rischierebbe di morire in culla.

Al tavolo di lavoro gialloverde non se ne stanno rendendo conto proprio tutti. Eppure dovrebbe essere chiara una cosa semplice: fino a quando resteremo nell’euro la politica economica sarà gestita da Bruxelles. Non ci sarà spazio di sovranità. Né sarà consentito disobbedire. Se ne sono ben accorti i greci che con Tsipras e il pretenzioso ministro delle Finanze Varoufakis avevano tentato di fare qualche sgambetto. Sono stati commissariati. Il convitato di pietra non accetta velleitarismi. Serve un tavolo per costruire un fronte condiviso dei Paesi che si sono impoveriti con la moneta unica. A guidarlo deve essere l’Italia costruendo una via di fuga per tutti i Paesi che non ci vogliono più restare. Un compito difficile che richiede autorevolezza e credibilità. Due caratteristiche di cui il governo gialloverde non sembra, al momento, disporre.  

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