Il Giappone corre come una locomotiva mentre l’Italia arranca come un vagone che ha perso una ruota.  Quella di Tokyo è diventata l’economia più vivace nell’ambito del G7, noi siamo gli ultimi. La politica economica molto espansiva varata dal primo ministro Abe comincia a dare i risultati attesi: il Pil giapponese di quest’anno è visto in aumento del 5,9%. Da noi gli ottanta euro (promessi) da Renzi hanno determinato un ribasso dello 0,5%. In queste condizioni sarà difficile anche rispettare l’impegno minimo di una crescita dello 0,8%. Corriamo seriamente il rischio di chiudere in negativo per il terzo anno di fila (il quarto negli ultimi cinque). Vuol dire che, finalmente, il Giappone ha ritrovato la via dello sviluppo mentre l’Italia, chiusa dai vincoli dell’euro, si sta progressivamente deprimendo.

Il premier Abe sta facendo tutte le cose che non sono consentite a Renzi e nessun altro Presidente del Consiglio italiano. Ha messo nel suo arco tre frecce: una politica monetaria molto audace stampando yen a tutto spiano, una politica fiscale molto flessibile e un forte stimolo agli investimenti privati. Sono manovre che l’euro a trazione tedesca ci preclude: il dominio della moneta è passato dalla Banca d’Italia alla Bce di cui la Germania è il maggior azionista, la politica fiscale è molto stretta per rispettare i parametri di Maastricht, gli incentivi agli investimenti privati, anche se ci fossero, non servirebbero perché la domanda interna è debole e l’euro forte affatica le esportazioni.

Al riparo delle sue frecce Abe sta provando a riformare il sistema economico giapponese.  Sta provando a modernizzarlo mentre l’economia ha ripreso a galoppare, noi invece dobbiamo farlo in piena recessione e con il Pil tornato indietro di quindici anni. Da questa contraddizione, purtroppo non si esce: il governo giapponese, essendo dotato di piena sovranità in campo fiscale e monetario, ha scelto la via della crescita per uscire da vent’anni di stagnazione. Il governo italiano avendo messo la testa nel cappio dell’euro non ha più la guida della moneta e nemmeno della spesa pubblica. I risultati si vedono: il Giappone ha ripreso a volare, noi precipitiamo ancora.

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