Una campagna elettorale centrata tutta sulle tasse. L’unico problema sembra essere l’Imu oppure l’aumento Iva a giugno da scongiurare. Scarsa attenzione al tema centrale: la scomparsa del lavoro. La progressiva perdita di rematori che sta fermando l’Italia.  Un documento della Cisl comparso nel corso del fine settimana offre cifre precise. Rispetto al terzo trimestre 2008, data ufficiale di inizio della crisi con il fallimento di Lehman, sono stati persi oltre mezzo milione di posti di lavoro. Per la precisione 567 mila. Il tasso di occupazione, che era pari al 59% corrispondente ad un numero di occupati pari a 23.518.00, è sceso fino quota 56,9% con il numero degli occupati calato a 22.951.000. Nel frattempo il tasso di disoccupazione è cresciuto di un paio di punti e tende ancora a crescere: le previsioni 2013 stimano il 12%

In realtà il dato è più allarmante se si guarda alla cassa integrazione. Le ore autorizzate  sono state 86,5 milioni a dicembre, facendo arrivare l’ammontare totale per il 2012 a oltre un miliardo (1.090,6 milioni). Significa che, mediamente, sono coinvolti altri 500 mila lavoratori. Sommandoli ai nuovi disoccupati il totale porta a un milione di posti di lavoro persi o comunque molto pericolanti.

Dovrebbe essere questo il tema centrale della campagna elettorale. Un tema che non né di destra né di sinistra. È il tema dell’Italia che certo non viene affrontato con la politica del rigore né con l’austerità. Al centro di tutte le Agende c’è l’imperativo del risanamento dei conti pubblici. Prevale la logica dei due tempi: prima la finanza pubblica e poi la crescita. In mezzo anche una presunzione meccanica e cioè che la sistemazione dei conti dello Stato produrrà automaticamente la ripresa economica. Una presunzione basata sulla convinzione che, dopo aver cementato il debito sarà possibile abbassare le tasse. Con più soldi in tasca gli italiani riprenderanno a spendere e a consumare.

Purtroppo non c’è certezza di questa trasmissione. Non è da escludere, infatti, che parte non trascurabile delle risorse aggiuntive venga tesaurizzato, sotto forma di maggiori risparmi oppure utilizzato per rimborsare debiti. Ipotesi nient’affatto trascurabile tenuto conto di quanto accaduto negli ultimi quattro anni. L’eredità peggiore della crisi è proprio questa: l’incertezza del domani (come escludere una nuova crisi?) e la precarizzazione del lavoro  spingono alla prudenza. Se dovesse tornare un po’ di abbondanza sarà opportuno mettere del fieno in cascina. Tanto più che l’abitudine più radicata degli italiani (investire i risparmi negli immobili) è stata sradicata dalla pioggia di tasse.

Tutto questo per dire che la cinghia di trasmissione tra taglio delle imposte e ripresa dei consumi è tutta da verificare. Ecco perché bisogna invertire il canone: prima la crescita e poi, attraverso il maggior gettito fiscale, il risanamento dei conti. Altrimenti si rischia il medesimo errore fatto dalle autorità monetarie americane nel ’29. Di fronte alla caduta dei prezzi di Wall Street alzarono i tassi d’interesse invece di azzerarli. Quanto accaduto dopo è scritto nei libri di storia.

La Redazione

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