L’Unione Europea sembra abbastanza intenzionata a seguire Trump e Cina sul fronte della guerra dei dazi. Le barriere all’ingresso imposte da Bruxelles saranno, però, “verdi” ed eticamente giustificabili: serviranno a punire i partner commerciali che inquinano troppo. Così anche l’Unione contribuirà ad inasprire una guerra commerciale che sembra la miccia della prossima recessione.

La notizia si legge tra le pieghe – ma neanche tanto – di un articolo di Federico Fubini, pubblicato oggi dal Corrierone nazionale, che racconta: “L’Ue che ha affidato la Commissione a Ursula von der Leyen sta diventando post-liberista. Meno avversa all’interventismo anche con aiuti di Stato, più tentata da forme di protezionismo mascherato da nobili intenti, più propensa a tollerare le concentrazioni dei cosiddetti «campioni europei». Non è una metamorfosi esplicita, anzi sarà sempre negata, ma che la tentazione si facesse largo era prevedibile. In parte è la conseguenza della vocazione ambientalista di Bruxelles, che l’ascesa dei partiti verdi (quasi il 10% nel nuovo Parlamento europeo) sta radicando.”

Il fatto, spiega ancora Fubini, è che le emissioni pro-capite di CO2 nell’Unione Europea sono inferiori a quelle della Cina e la metà di quelle degli Stati Uniti, secondo il Joint Research Centre della Commissione. Dimezzarle in dieci anni e arrivare a un impatto zero nel 2050 — come propone Von der Leyen — significa spendere fra i 200 e i 300 miliardi l’anno, per la riconversione dalle fonti fossili e la produzione di rinnovabili. Il sistema europeo da anni per competere punta moltissimo sulla compressione dei costi — investimenti inclusi — per conquistare ordini dal resto del mondo. Ora il fattore verde cambia l’equazione: non solo l’industria esportatrice diventa meno competitiva, in un primo periodo, ma avrà anche bisogno di più investimenti.

“Nasce di qui l’idea francese – aggiunge Fubini –, fatta propria da Von der Leyen, di una «Carbon Tax» che metta dazi su chiunque fuori dall’Europa produca con energia meno cara e più inquinante. Nasce così anche la minaccia di Parigi e Vienna di bloccare l’accordo di libero scambio con il Mercosur se il Brasile di Jair Bolsonaro — concorrente nelle carni bovine — continua a consentire la deforestazione dell’Amazzonia. Persino l’Olanda sta proponendo misure contro le produzioni cinesi sussidiate dal governo.”

Il problema è che l’economia europea arranca, in più i mercati – dopo anni di tassi a zero – hanno accumulato una vera e propria bomba di rischio nei portafogli degli investitori. Se la guerra commerciale – mascherata da guerra “verde” – dovesse inasprirsi il risultato sarà molto probabilmente il via a una nuova Grande Crisi. Da cui il mondo rischia di uscire nuovamente stravolto.

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