Oggi vogliamo raccontarvi una storia che i grandi quotidiani hanno, per lo più. ignorato. Noi, a onor del vero, l’abbiamo notata grazie a Libero e al Foglio, che nei giorni scorsi, l’hanno riportata con dovizia di particolari. I protagonisti della vicenda sono Jean Claude Junker, presidente della Commissione europea, Franciscus Cornelis Gerardus Maria “Frans” Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo e Günther Oettinger, il Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane.

Questi tre altissimi funzionari europei la scorsa settimana sono finiti al centro di uno scandalo legato alla nomina di Martin Selmayr, il Segretario Generale della Commissione europea: la sua nomina sarebbe avvenuta il 21 febbraio scorso, senza che i commissari europei ne fossero stati informati preventivamente. Il 4 settembre è stato pubblicato il rapporto dell’Ombudsman europeo – il Mediatore che conduce indagini sulle denunce presentate da singoli cittadini, imprese e organizzazioni in merito a casi di cattiva amministrazione – che è stato chiamato a indagare sulla vicenda “Selmayr”.

L’Ombudsman, consultando migliaia di documenti, ha ricostruito gli eventi e confermato quanto alcuni giornali europei avevano raccontato per settimane sui giochetti politici di Selmayr, che – come scrive il Foglio – ha letteralmente “preso in ostaggio i commissari per impadronirsi della Commissione (Juncker aveva perfino minacciato le dimissioni, se il suo fidatissimo collaboratore fosse stato costretto a lasciare)”. La sentenza del Mediatore è stata: tutta la Commissione europea è responsabile della “cattiva amministrazione” dimostrata con questa nomina e ha fallito nel prendere in considerazione appropriate misure per evitare “conflitti di interesse”.

Cosa dimostra il rapporto dell’Ombudsman? Che l’intera Commissione opera come una cricca, in spregio di quelle stesse regole che sbandiera quando tenta di limitare la sovranità dei partner europei. Dopo un simile scandalo Junker, Oettinger e Timmermans dovrebbero almeno avere la decenza di dare le dimissioni e, con loro, l’intera Commissione.

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