La ripresa forse c’è, il lavoro invece è scomparso. Sono queste le conclusioni dopo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat. Dal documento emerge che nel primo trimestre le prospettive del Pil tendono a migliorare: la crescita prevista sale dallo 0,5% stimato a novembre allo 0,7%. Migliorerà anche nel 2016 (1,2%) e nel 2017 (1,7%).  Si tratta però di semplici “prospettive” e quindi il grado di attendibilità è tutto da verificare. Comunque va bene così. Dove, però le prospettive diventano buie è sul fronte del lavoro. La disoccupazione, infatti, resterà intorno al 12,5% per quest’anno e per il prossimo. Tornerà al 10% solo nel 2019. Vuol dire che serviranno quattro anni per avere un tasso di disoccupazione comunque superiore a quello del 2007 (7%): per capirci ricordiamo che gli Usa hanno appena fornito i dati sul lavoro di aprile: sono stati creati 223 mila posti di lavoro, la disoccupazione è scesa al 5,4% e quella giovanile intorno al 17%. In Italia invece è vicina al 45%. Considerando la situazione non si capisce proprio come l’economia italiana possa ripartire in maniera stabile. Anche nel 2019, quando secondo l’Istat la situazione migliorerà un po’, avremo un tasso di disoccupazione doppio di quello Usa di oggi. È ovvio che stiamo parlando di nulla: nemmeno il mago Otelma può sapere che cosa accadrà fra quattro anni. Non è un problema di essere gufi, ma neanche rondinelle ingenue. Stiamo vivendo un momento magico e nonostante questo abbiamo una ripresa fragile e una disoccupazione alta. Il momento magico è fatto dalle misure di politica monetaria preparate da Draghi e dal calo del prezzo del petrolio. Due fortune che però stanno scomparendo: il prezzo del petrolio è tornato a 60 dollari e questo potrebbe spingere Draghi a zittire il suo bazooka ben prima del settembre 2016. La tendenza dell’inflazione a medio termine è già arrivata all’1,8%. Siamo vicinissimi al 2% fissato nello Statuto della Bce. Appena ci arriva Draghi dovrà fermarsi se non vuole rimetterci il posto. Ecco, la situazione è questa. La festa sta finendo e l’Italia non ha niente da mettersi.

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