Che giudizio dare sulla campagna elettorale a pochi giorni dal voto? Diciamo che è cominciata troppo presto e si è infiammata nelle settimane centrali con la girandola delle promesse folgoranti. Si sta concludendo con l’odioso rimpallo della responsabilità politica della catena di violenze scatenate dall’efferato omicidio di Pamela. Adesso attende solo di chiudersi. Tanta fragilità programmatica porterà i componenti del non-voto a diventare il primo partito italiano. 

Tanto velleitarismo si spiega in diversi modo. L’inadeguatezza dei protagonisti e il fatto che politica nazionale non governa più il bilancio dello Stato. Chiunque prenderà la guida del Paese dovrà seguire quello che viene deciso a Bruxelles. Il risultato è quello che vediamo: senza politica di bilancio non c’è più la politica. C’è solo manutenzione dei conti. È chiaro che senza un profondo cambiamento il numero degli astenuti crescerà fino a rendere le urne simili a tante bare per la democrazia. Il confronto elettorale ha un senso solo se ci sono programmi alternativi. Una sfida sulle idee e sulle cose da fare. Il pilota automatico imposto dall’Europa invece rende il voto sempre meno importante

Né la situazione è migliore in Germania o in Spagna. Berlino aspetta da cinque mesi un governo. La nascita dipende dal referendum interno alla Spd, il cui segretario, sempre cinque mesi fa, ha dichiarato in diretta televisiva, che mai si sarebbe piegato ad una nuova edizione della grande coalizione. Chissà perché l’avrà detto. Madrid cerca ancora una soluzione al problema catalano. Quel che è certo è che subito dopo il 4 marzo, finita la grande fiera delle promesse, in Italia ci sarà da redigere il Def e, soprattutto, decidere su ammontare e contenuti della solita manovra correttiva per evitare l’aumento di Iva ed imposte indirette. Insomma, tra una settimana, comunque vadano queste elezioni, si scoprirà che non sono servite a nulla. Il pilota automatico funziona, e sta distruggendo la volontà popolare.

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