Macron è sempre più nei guai: il suo governo inizia a sbriciolarsi e, soprattutto, i conti della Francia rischiano di andare a carte quarantotto. Il presidente non è riuscito a fare le riforme annunciate e il bilancio di Parigi non torna. Al punto che il Paese potrebbe non essere in grado di mantenere il debito pubblico al di sotto del 3% del Pil.

Mala tempora currunt, insomma, per Macron: tanto per iniziare Nicola Hulot – che fino a martedì scorso ricopriva la carica di ministro dell’Ambiente – ha pensato bene di dare le dimissioni, senza alcun preavviso, nel corso di una trasmissione radiofonica. Un brutto colpo per il presidente francese, la cui popolarità ha toccato il minimo storico del 34% e che ora si ritrova senza un ministro che serviva a Macron a rassicurare l’elettorato legato alla sinistra moderata.

I guai più grossi, per Macron, arrivano però da un altro fronte, quello dell’economia. La Francia è infatti tra quei Paesi che, in Europa, hanno fatto meno riforme. Il presidente francese ci ha provato a diminuire e le tutele per i lavoratori, ma si è scontrato col veto dei potenti sindacati transalpini. Dopo mesi di scioperi ha cambiato obiettivo, mandando il primo ministro Éduard Philippe ad annunciare 50 mila licenziamenti nella pubblica amministrazione e la scelta di eliminare l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione.

Annunci che non hanno ridotto le uscite di una macchina statale che deve far fronte a spese faraoniche, al punto che, per il 2019, Parigi ha ammesso di non poter confermare di restare sotto al vincolo del 3% imposto dall’Europa. Quest’ultima, ovviamente, sembra già pronta a fare concessioni a Macron. Nel frattempo gli stessi tecnoburocrati europei minacciano l’Italia, che i compiti a casa li ha fatti – imponendo riforme lacrime e sangue a lavoratori e pensionati –: non provate a sforare il vincolo del 3% altrimenti i mercati vi puniranno e apriremo una nuova procedura di infrazione. Tanto per cambiare, due pesi e due misure.

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