È guerra tra Germania e Italia sul tema dell’Unione bancaria. Dopo anni in cui Berlino si è sempre rifiutata di ragionare sulla possibilità di costruire sistema bancario unico all’interno dell’Unione, ora cambia idea e si dice pronta ad accettare un sistema di garanzie reciproche per gli istituti di tutta Europa. Ovviamente questo accade quando l’unione per i tedeschi dovrebbe servire a puntellare le zoppicanti banche di Berlino, mentre l’Italia chiede un sistema che garantisca i risparmi di tutti i piccoli correntisti.

La vicenda è ben raccontata da Maurizio Ricci, su il quotidiano La Repubblica, che scrive: “Il rischio è che la Germania, dopo avere a lungo bloccato ogni progresso verso l’unione bancaria, ora punti a ritagliarsela, secondo le proprie convenienze politiche ed economiche. Ignazio Visco, nei giorni scorsi, ha scelto l’occasione discreta di un seminario interno a via Nazionale per rispondere a Scholz: i toni sono morbidi, i contenuti assai meno.”

Per l’Italia, secondo Ricci, il completamento dell’unione bancaria – in particolare con una assicurazione europea che salvaguardi tutti i depositi fino a 100 mila euro – è un passaggio cruciale per assicurare una migliore circolazione della liquidità dentro l’eurozona. In due parole, si tratta di abbattere la percezione di rischio che può frenare il flusso di capitali stranieri verso l’Italia. Ma nella costruzione abbozzata da Scholz, gli unici problemi da risolvere sembra siano solo quelli che i tedeschi non hanno.

“Il ministro tedesco pone come precondizione all’unione che i crediti inesigibili vengano ridotti al di sotto  del 5 per cento dei crediti totali concessi – scrive Ricci –. Ma davvero, chiede Visco, le sofferenze – che l’Italia, peraltro, sta riducendo in fretta – sono l’unico problema delle banche europee? O ci sono anche fragilità legate, invece, a investimenti “illiquidi ed opachi”? Il riferimento è all’imponente massa di derivati – titoli che sono spesso quasi solo una scommessa arrischiata e assai volatile – che zavorrano i bilanci di molte banche tedesche e che stanno già creando difficoltà evidenti a giganti come Deutsche Bank.”

“Ma il punto più delicato riguarda i pacchetti di titoli di Stato nelle casseforti delle banche – conclude Ricci –: i 400 miliardi di euro in Btp che puntellano il capitale dei nostri istituti. Scholz, come molti economisti, ritiene che questo crei una spirale perversa: ogni indebolimento del debito nazionale (rivelato, ad esempio, da una crescita dello spread) indebolisce le banche e il loro indebolimento impatta a sua volta il Tesoro. Anche i titoli pubblici devono essere valutati, dunque, dice Scholz, in base al rischio, da cui oggi sono formalmente esenti nei calcoli di bilancio.”

Insomma: come al solito i tedeschi vogliono condividere i loro rischi, ma pretendono massimo rigore e disciplina dai nostri istituti. L’Europa è sempre più una dependance di Berlino, a quanto pare.

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