L’abbiamo già scritto: questa campagna elettorale è una corsa a chi la spara più grossa. C’è chi promette di abolire il canone Rai e chi replica annunciando la cancellazione del bollo sulla prima auto; chi parla di reintrodurre l’articolo 18, ovvero la tutela che impedisce i licenziamenti nelle imprese private, e chi rilancia le modifiche alla odiatissima riforma Fornero, la legge che manda in pensione solo chi abbia compiuto almeno 67 anni. Niente di strano, intendiamoci. Non è la prima volta che succede anche se a questo giro pare proprio che non ci sia ritegno nella fabbricazione di bolle di sapone. Comunque non c’è da prenderle troppo sul serio. Quasi sempre questi impegni pre elettorali sono rimasti lettera morta contribuendo a distruggere la credibilità dei partiti. Perché stupirsi allora della crescita dell’astensionismo alle urne e dell’indifferenza nella vita sociale? Poco importa infatti ciò che dicono i politici. Rileva come quegli stessi partiti hanno intenzione di finanziare le loro prossime mosse. Non tutti ovviamente aprono questo capitolo. Si rischia di entrare in un campo minato di riduzione della spesa e scarse coperture. Roba scomoda dovendo prendere voti. Insomma, meglio dunque parlare di che cosa tagliare, tenendosi sulle generali quando bisogna entrare nel dettaglio delle coperture. Cose generiche come l’eterno annuncio che le risorse mancanti verranno trovate tagliando gli sprechi e intensificando la lotta all’evasione fiscale. Come non essere d’accordo? Tanto più che non c’è nessuna specificazione: quali sprechi verranno ridotti? Come riformare il fisco per renderlo più efficienti? Niente. Nulla di nulla. Non c’è un programma per aumentare il Pil, far crescere il Paese, rendere più ricco il ceto medio. C’è solo un programma per rendere povero chi ancora non lo è. La patrimoniale, il taglio delle pensioni e tutte le altre tasse che da qui al voto potrebbero essere inventate, rappresenterebbero la mazzata definitiva su un’economia che dopo anni tenta di recuperare. Occhio insomma, più che alle promesse badate a quanto ogni dovrà versare per mantenerle. Perché il finale di partita è abbastanza scontata. Si chiama patrimoniale. La tassa più odiosa, perché colpisce chi ha risparmiato e pagato le tasse. Il prelievo fiscale, secondo i proclami, toccherebbe solo i ricchi, ma in realtà andrebbe a tartassare il ceto medio, quello che è riuscito a mettere da parte qualche cosa. Attenzione: le promesse sono bolle di sapone. La stangata farà male.

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