Alla fine bastava far votare gli elettori (ascoltino anche a Roma): Boris Johnson ha vinto le elezioni in Gran Bretagna. In modo schiacciante, peraltro, con 364 seggi conquistati. Per capirci: ne bastavano 326 per avere la maggioranza. E adesso? E adesso niente, si farà quello che si sarebbe dovuto fare dopo il primo referendum sulla Brexit di ormai tre anni fa: si esce, finalmente, dall’Unione. Con buona pace di tutti i gufi che pensavano a un ripensamento degli Inglesi. Ma quando mai: le pene sono di chi resta!

Boris Johnson ha vinto, ma in fondo si sapeva. Dentro e fuori la Gran Bretagna, dentro e fuori l’Unione – o, almeno, quello che ne resta – l’intellighenzia sputava veleno: “Vedrai che ci ripenseranno, con la crisi che hanno dovuto subire in questi anni di trattativa. Vedrai che ci ripenseranno, hai visto la Sterlina quando ha perso?”. Ci hanno pensato così tanto bene che hanno dato mandato pieno a Johnson di spingere per una Brexit rapida e, se necessario, tranchant con Bruxelles. Un sospiro di sollievo per tutti, paradossalmente anche per la Merkel e Macron, che facevano sì i duri, attraverso le parole di Tusk, nel corso della trattativa, ma, di fatto, non sapevano più come uscirne.

I più scornati, in tutta questa vicenda. Beh, almeno due le categorie. I primi: gli stranieri che si sono trasferiti a vivere a Londra. In questi giorni su forum e social network molti, anche Italiani, si sentono “traditi” dagli inglesi e minacciano di tornare. Dopo anni passati, però, in un Paese che ha offerto loro opportunità e servizi molto spesso superiori a quelli che si trovano in Italia. Se gli Inglesi non si sentono più di condividerli con il resto dell’Unione forse anche Bruxelles qualche colpa ce l’avrà, no?

Altra categoria di scornati: i commentatori politici. Anzi, meglio: le élites radical chic. C’è un articoletto di Beppe Severgnini, pubblicato dal Corsera poco prima delle elezioni, che è una chicca, in questo senso: “La tentazione, per un nuovo governo conservatore, potrebbe essere questa: fare del Regno Unito un paese ultraliberista e deregolato; e così attrarre investimenti e talenti. È il sogno (interessato) di Donald Trump. Ed è un tema di cui si parla da anni: fa parte della cultura del partito fin dai tempi di Margaret Thatcher, che però — donna pragmatica — teneva a bada l’euforia dei suoi giovanissimi ideologi, appena usciti da Oxford. Domani quel gruppo — Boris Johnson, Michael Gove, Jacob Rees-Mogg — potrebbe ritrovarsi al potere, ed essere tentato di trasformare la Gran Bretagna in una nave corsara al largo dell’Europa – scriveva Severgnini –. Sarebbe un errore grave. Non sono più i tempi del pirata Sir Francis Drake: la fortezza europea è robusta e i difensori dispongono di cannoni potenti. Ci ripugna l’ìdea di sparare — metaforicamente — sui nostri amici inglesi. Ma, se ci costringono, ci toccherà farlo.”

Se ne facciano una ragione le élites: ancora una volta non hanno capito da che parte sta andando il mondo.

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