I parlamentari europei si sono dispiaciuti, hanno cantato un inno “all’arrivederci”, qualcuno si è pure commosso. Diversi politici, più di uno era italiano, si sono lanciati in controverse analisi alla fine delle quali hanno sentenziato: tra quindici o vent’anni torneranno. Ma a Londra, in piazza, gli Inglesi hanno festeggiato e lo hanno fatto con un boato quando è scattata l’ora X e la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea. Addio burocrazia, addio stagnazione.

Segnatevi questa data: a partire dalla mezzanotte del primo di febbraio la Gran Bretagna ha lasciato l’Europa. Bon voyage alla burocrazia di Bruxelles. All’Europarlamento scene da melodramma: sciarpa, canti, abbracci. Ma cari miei: di cosa vi stupite, avete costruito una gabbia che fa felici solo pochi Paesi e cosa vi aspettavate da un popolo che non ha permesso a Hitler di conquistarlo neanche nel momento di massima forza della Germania in guerra? Figurarsi se Londra si sarebbe fatta mettere la museruola da quattro burocrati.

Sia come sia, nella notte tra venerdì e sabato scorso Londra si è tolta di torno: ci vorrà ancora tempo perché il divorzio sia completo e i problemi che dovrà affrontare (i più grandi: la Scozia secessionista e il tema del confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord) molti.

“Stanotte lasciamo l’Ue: per molte persone è un momento di meravigliosa speranza”. Con queste parole il premier Boris Johnson ha aperto il suo discorso alla nazione notte che ha segnato lo storico divorzio di Londra, aggiungendo: “L’Unione Europea, nonostante tutti i suoi punti di forza e le ammirevoli qualità, è evoluta negli ultimi 50 anni verso una direzione che non si addice più” al Regno Unito, ha aggiunto Boris Johnson, definendo “sana e democratica” la scelta del divorzio per restituire “sovranità” al Paese su temi quali “controllo dell’immigrazione”, commerci, legislazione. Una scelta che “il popolo ha confermato alle urne non una, ma due volte”: al referendum del 2016 e alle elezioni di dicembre. La Brexit, secondo Johnson, offre alla Gran Bretagna la chance “di un reale rinnovamento e cambiamento”, con più pari opportunità e investimenti in infrastrutture che non si vedevano “dall’era vittoriana”. Il premier Tory evoca “un clamoroso successo”, parla di un Regno ad un tempo “europeo e globale” e di “un nuovo inizio” segnato anche da rapporti di “cooperazione amichevole fra una Gran Bretagna energica e l’Ue”.

Insomma, come urlava un Gene Wilder in un celebre film di Mel Brooks: “Si può fare!” Resta da vedere se anche gli altri Paesi della Ue – che da questa Unione non cavano altro che lacci, spese e lacciuoli – vorranno finalmente aprire gli occhi, oppure si accontenteranno di restare nella brutta ma rassicurante catapecchia amministrata da Merkel e Macron.

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