Nelle ultime settimane due dati dell’economia hanno fatto incomprensibilmente esultare governo ed eurofanatici. Il primo è quello sulla disoccupazione scesa a marzo  all’ 11%  dall’11,8% dell’anno scorso. Il secondo riguarda il  Pil nel primo trimestre cresciuto  dello 0,3%. Sono dati positivi. E ci mancherebbe. Non c’ è un solo Paese in Occidente che non cresca. Purtroppo siamo il vagoncino di coda. Sul mercato del lavoro siamo al posto numero 28 sui 28 partecipanti alla Ue. Mai così in basso negli ultimi 20 anni. La graduatoria sul Pil è un pizzico migliore: 26  su 28 . Due Paesi, però, non hanno ancora fornito l’ aggiornamento. Quando lo faranno è possibile che ci toccherà la maglia nera anche qui. Così in basso non  eravamo mai scesi, e i numeri raccontano una storia assai diversa da quella ufficiale. Perché è dal 2010 che l’ economia italiana si sta allontanando in maniera preoccupante dal ciclo economico internazionale. In realtà è una situazione dura con sfumature diverse da 20 anni e più. Da quando, cioè, è cominciata la marcia di avvicinamento all’euro (decreti del governo prodi del 1996). Una camicia di forza che, insieme al resto delle regole europee (banche, fiscal compact e via elencando) ha paralizzato il Paese.  Le direttive costruite a misura di economie composte da pochi soggetti grandi, facilmente orientabili, creava molti problemi in una economia frazionata come quella italiana, composta da milioni di piccole e medie imprese spesso familiari. Non era difficile da capire. I talebani dell’euro, però,  non si occupavano di queste cose. Inseguivano la loro fede senza curarsi della gente comune, delle fabbriche che chiudono, del lavoro che sparisce. A marzo 2016, l’ Italia aveva un tasso di disoccupazione dell’11,4% e i Paesi messi peggio erano 5: Grecia (24,4%), Spagna (20,4%), Croazia (14,9%), Portogallo e Cipro (12,1%). In due anni in barba alla retorica sui miracoli del job act l’ Italia non si è praticamente mossa, mentre tutti gli altri hanno fatto molto meglio. Il Portogallo è sceso al 7,4%, quasi dimezzando in così poco tempo la disoccupazione. Grecia e Spagna mentre l’ Italia migliorava di 4 decimi di punto, hanno ridotto la loro disoccupazione di 4 punti. Noi facciamo  peggio di tutti.  Vuol dire che i nostri governi sono  stati i peggiori. Perché allora stupirsi se il 4 marzo il voto popolare ha cambiato tutto?

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