La locomotiva tedesca è di nuovo in movimento. Dopo una trattativa durata cinque mesi è nato il governo Merkel 4. Un record anche per la stabilissima Germania. La formula politica è, ancora una volta, la grande coalizione fra centro-destra e centro-sinistra. A questo giro la cancelliera appare molto più debole di prima. Nei rapporti con la Ue ha dovuto incassare la perdita di due ministeri chiave come gli Esteri e l’Economia finiti agli alleati socialdemocratici. Un rinnovamento che cambia  la qualità dei rapporti con i partner. Una cosa, infatti, era la presenza al tavolo Ue di un integralista  come Wolfgang Schauble che confondeva debito con colpa; tutt’altra ragionare con un esponente progressista che, ancor prima di insediarsi ha già ritenuto chiusa la stagione dell’austerità.

Il mutamento di passo appare subito evidente. I metalmeccanici della potentissima IG Metall hanno firmato con i padroni pubblici e privati un contratto di lavoro rivoluzionario, ricco di sostanziosi aumenti salariali pur in un contesto deflazionista. C’è anche una riduzione secca dell’orario di lavoro e un sostanzioso aiuto ai deboli e agli anziani. Sconvolgente in un’Europa dei bassi salari e della perdita di posti di lavoro, mentre i giovani faticano a trovare un’occupazione.

La settimana prossima Gentiloni volerà a Berlino. Speriamo che non sia  per prendere ordini e, soprattutto, cerchi di sfruttare le possibilità di rinnovamento insite nel fatto che Merkel non controlla più i ministeri chiave. Non solo Economia ed Esteri ma anche il Lavoro. Un difficile lavoro di persuasione pe mettere a tacere  il demoniaco spirito di dominio teutonico che emerge sempre.

Gentiloni deve insistere sul cambiamento necessario per non sprofondare l’Europa nella catastrofe: non più sottrarre sovranità, ma condividerla. Con tutto ciò che ne consegue, ossia riscrivere i trattati di tutta fretta. E’ l’unica maniera per arrivare davvero ad un’Europa diversa. Ma l’Italia sarà in grado di reggere la sfida? Il dubbio è molto forte considerando che arriveremo al tavolo aperto da francesi e tedeschi  sotto scacco politicamente perché il voto del 4 marzo promette solo instabilità, finanziariamente indeboliti dal debito, economicamente sfibrati da una ripresa assai incerta. Come sempre prepariamoci al peggio.

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