Chissà se anche la Germania comincia a capire che serve davvero un ‘Europa diversa. Un’Europa più solidale e coesa perché arricchirsi a spese del vicino non serve a nulla. Se derubi il tuo miglior cliente è chiaro che alla fine ti ritroverai i magazzini pieni di merce invenduta. I numeri dell’economia tedesca, sono in rosso dopo anni di successi. L’ allarme è suonato con gli ordinativi all’ industria: ad aprile per il quarto mese consecutivo le nuove commesse sono scese del 2,5%. Peggio delle previsioni che anticipavano un rimbalzo dopo il calo dell’1,1% di marzo. Il dato conferma il rallentamento della locomotiva tedesca. Spicca anche la frenata dell’Ifo, l’indice della fiducia delle imprese in discesa ininterrotta da cinque mesi. La crescita del PIL (+2,1% nel 2017, l’anno migliore dallo scoppio della crisi) si è ridotta ad un modesto 0,4%. Il modello di sviluppo basato quasi esclusivamente sull’aumento dell’export comincia a creare problemi. I clienti europei, impoveriti dalle politiche di austerità imposti dalla Germania comprano sempre di meno. In Italia, per esempio, i consumi sono scesi del 5%. Ora si aggiunge la svolta protezionistica americana. Donald Trump ha messo nel mirino il primato commerciale della Germania cui contribuisce, secondo le accuse di Washington, la natura dell’euro. Una moneta troppo debole per l’industria tedesca ma troppo forte per i partner. Il risultato è un gigantesco spostamento di ricchezza verso Berlino a scapito del resto dell’eurozona. I dazi su acciaio ed alluminio sono la prima tappa in attesa di misure contro l’ export delle auto made in Germany perché, ha twittato il presidente «non voglio più vedere Mercedes e Bmw che riempiono la Quinta Strada». L’ esordio fragoroso del nuovo ambasciatore Usa a Berlino Richard Grenell annunciando il sostegno «ai conservatori» in Europa, è stato interpretato come l’ eco di una minaccia di guerra commerciale che sarebbe drammatica per la Germania, il cui surplus è superiore a quello della Cina.

La diplomazia tedesca, per reagire ha messo in moto la macchina dell’Unione Europea. Ed è proprio su questo snodo che l’Italia e il resto d’Europa dovrebbero inserirsi per ottenere quello che la Germania finora non ha mai voluto concedere: meno vincoli e più solidarietà. Più consumi interni e meno export rispettando finalmente la soglia dell’8% imposta dal trattato di Maastricht. Altrimenti l’Europa, e l’euro, correranno sempre più velocemente verso la disgregazione.

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