La Commissione europea ha presentato le stime economiche 2018. Per l’Italia nessuna novità: siamo il fanalino di coda come al solito. Stupisce, casomai, l’inasprimento delle parole. Il Commissario Moscovici, è entrato a gamba tesa sostenendo che l’incertezza politica potrebbe rendere i mercati molto più volatili. Tradotto vuol dire: state tutti attenti che lo spread sta scaldando i muscoli. Eppure, è difficile ipotizzare che la situazione sia peggiorata rispetto alla metà di marzo, quando lo stesso Moscovici assicurava di non voler esprimere «alcuna forma di inquietudine» per l’esito delle elezioni. Ora ha cambiato idea: lamenta che gli sforzi del nostro Paese in termini di riforme strutturali, nel 2018, «sono pari a zero», rinviando il giudizio finale al 23 maggio. Il Commissario Ue si è rimangiato le radiose previsioni dell’autunno, quando affermava che l’Italia era «sulla buona strada», favorita da una «ripresa vera». Evidentemente gli eurocrati sono allergici ai riti democratici: a gennaio, Moscovici aveva definito il voto italiano un rischio per l’Europa. All’inizio della scorsa settimana si era scagliato contro l’estrema destra. Moscovici aveva espresso la preoccupazione per l’avanzata dei «populisti» nel corso di un incontro a porte chiuse. Le sue parole, però, erano state subito rimbalzate all’esterno confermando l’obiettivo vero di Bruxelles: tenere fuori da Palazzo Chigi le forze politiche che contestano la governance dell’eurozona, assicurandosi un altro governo di fedeli esecutori. Annunciare che lo spread sta scaldando i motori , è funzionale allo scopo. Lo scenario più rassicurante è un «governissimo» che tenga tutti dentro, annacqui i programmi e garantisca lo svolgimento dei compiti a casa da parte dell’Italia. Un’ipotesi che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, avendo registrato l’inamovibilità dei partiti e preoccupato dall’incombente aumento dell’Iva, starebbe seriamente prendendo in considerazione. Per gli eurocrati, tutto deve procedere secondo il copione fissato da Bce e Fondo monetario. A Bruxelles hanno nostalgia di Mario Monti e non fanno nulla per nasconderlo. Così cominciano a far vedere le orme dello spread.

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