La produzione industriale ad aprile è scesa dello 0,4% rispetto a marzo. Rispetto all’anno scorso conserva un vantaggio dell’1%. Sono dati che, meglio di ogni altra spiegazione, dicono quanto fossero effimeri gli entusiasmi di chi, appena una settimana fa affermava che l’Italia aveva ripreso la strada della crescita. Illusioni. Semplicemente illusioni. Basta poco per capire. L’Italia ha ottenuto un miglioramento che, forse, quest’anno, arriverà all1% del Pil in presenza di condizioni irripetibili: euro debole, prezzo del petrolio contenuto e tassi a zero. Che cosa succederà quando questa condizione ottimale comincerà a cambiare segno? Per saperlo, probabilmente, non bisognerà aspettare molto. A fine anno Draghi attenuerà la politica di sostegno monetario. Come sempre quando la marea si ritira si vedrà chi nuotava nudo.

Ci sono politici, economisti, giornali che si spaccano la testa su variazioni prive di contenuto. La realtà è questa. Abbiamo perso in dieci anni di crisi un quarto della produzione industriale. Avere recuperato l’1% in un anno si configura come un semplice rimbalzo. Ci sono ancora ventiquattro punti da recuperare. E il Pil? Rispetto al 2008 siamo ancora indietro del 10%. Ne restano nove da scalare. Vuol dire che, nella migliore delle ipotesi torneremo sui livelli pre-crisi non prima del 2027. Avremo, cioè, buttato via vent’anni. Un’intera generazione. C’è davvero da restare stupefatti per la superficialità con cui certi temi vengono affrontati. Come se ripetere all’infinito che le cose stanno migliorando servisse a cambiare segno alla stagnazione che ci opprime. Certo c’è sempre la speranza delle aspettative che, insistendo, si auto-avverano.

Ma è un gioco psicologico. La realtà ci dice altre cose. Per esempio che le sofferenze bancarie hanno raggiunto la soglia di duecento miliardi e mese dopo mese, si aggiunge qualche altro miliardo. Significa che le imprese fanno ancora molta fatica.

Lo conferma l’indicatore sui fallimenti. Secondo le statistiche di Cribis, la banca dati che fornisce le analisi sul credito, le imprese insolventi nel primo trimestre sono state 2998. Vuol dire il 36% in più rispetto il 2009, inizio della catastrofe economica italiana.

Giusto per capire le dimensioni del disastro possiamo dire che sono fallite in media 47 imprese al giorno, circa 2 ogni ora. Sabati, domeniche e festività incluse. Giorno e notte.

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