Luigi Di Maio è stato costretto a rimangiarsi subito le dichiarazioni sull’euro. Aveva semplicemente parlato della possibilità di un referendum per decidere se restare. È stato immediatamente accusato di eresia dall’Inquisizione eurofanatica e costretto ad abiurare. L’euro, come abbiamo più volte affermato, non è uno strumento di pagamento ma un articolo di fede. Di queste cose non bisogna nemmeno discutere perché i “mercati” prendono paura e la punizione è automatica.

Mai nessuno però che si interroghi sull’origine di questo dissenso. Più comodo dare la colpa all’ignoranza e all’oscurantismo populista. Nessuno che colga l’aspetto fondamentale del malessere: bisogna intervenire prima che la crisi dell’euro divori gli ideali dell’Europa Unita come avamposto di prosperità e sviluppo per milioni di persone

Di fronte ai dati sulla mancanza di lavoro in Grecia, sullo spaventoso aumento delle diseguaglianze, sulla crisi della disoccupazione che colpisce la Spagna e gran parte del nostro Sud non si può restare indifferenti. Bisogna chiedersi se per caso ci sia un’alternativa migliore e se questa alternativa non sia fuori da euro e dall’Europa. Magari prima che sia la brutalità dei fatti a imporre la scelta. Meglio non pensare a cosa accadrebbe con una nuova recessione.

Gli eurofanatici, invece di predicare la sventura eterna fuori dalla moneta unica (come facevano i gesuiti con la fede) dovrebbero impegnarsi perché l’Europa cambi; dovrebbe chiedersi perché tedeschi e francesi, che hanno il comando, dovrebbero rinunciare volontariamente al potere. Un riequilibrio non potrà mai partire dalla Grecia, o dall’Italia perché con un paio di colpi di spread si rimettono sull’attenti. I greci magari non saranno mai produttivi come un bavarese, ma non per questo meritano di morire di fame.

Se le perplessità sull’euro sono una cosa di cui vergognarsi è altrettanto vergognoso fare finta che vada tutto bene e non porsi nemmeno la domanda. Che l’Europa non vada bene non è un segreto. La confusione è totale. I Paesi del Nord contro quelli del Sud. Ovest contro Est con la minaccia, addirittura di espulsione per la Polonia. Le piccole patrie che risorgono (vedi Catalogna). Parlare di queste cose servirebbe, forse, a trovare una soluzione. Il silenzio imposto dall’eurofanatismo serve solo a covare le guerre di religione.

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