La riforma fiscale? Suona tanto di presa in giro. Come spiega, in un bell’intervento pubblicato sulle pagine di Start Magazine, Marco Salusti, consigliere nazionale di Uninpresa,  è ormai evidente, dagli affollati contenuti del NaDEF e dalle ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, che per una riforma organica del sistema fiscale si dovrà attendere il 2022 ed oltre. Una riforma in due o tre tempi che suscita non poche perplessità, perché, come in passato, sarebbe disorganica e renderebbe ancora più intricata quella “giungla fiscale”, che tormenta da sempre la vita dei contribuenti italiani e delle Pmi, ostacolandone la ripresa, specie dopo il collasso pandemico, peraltro ancora in corso.

“La tanto annunciata riforma dell’Irpef, infatti, secondo il modello tedesco, stando alle dichiarazioni, dovrebbe riportare equità in termini di tassazione per gli scaglioni centrali di reddito che ricomprendono la fascia tra i 28 e i 55 mila euro, alla quale si applica un’aliquota del 38%, e quella tra i 55 e i 75 mila euro a cui applicare un’aliquota del 41%. Entrambe le aliquote, appena citate, dovrebbero essere trasformate, presumibilmente, in un’unica aliquota del 36% – spiega Salustri –. Di questa prima modifica Irpef rimane da capire come verranno trattate le spese deducibili e detraibili per i contribuenti ossia se, finalmente, verranno aumentate le aliquote di detraibilità per le spese sostenute per sé e per i propri familiari a carico.”

Ancora nella nebbia sarebbe, secondo Salustri, la tassazione delle partita Iva per cassa. Oggi sarebbe impossibile applicare una simile tassazione ai redditi di tutte quelle società che calcolano le imposte con il sistema delle riprese fiscali. È uno dei metodi del calcolo delle imposte tra i più complessi al mondo e, conseguentemente, con un altissimo margine di errore. L’Italia è tra i paesi in cui le imprese impiegano il maggior tempo per l’elaborazione delle imposte attestandosi a ben oltre 260 ore annue!  Una vera riforma fiscale dovrebbe basarsi proprio sull’Ires che grava soprattutto sulle Pmi e le micro imprese, che rappresentano il tessuto economico-produttivo del nostro Paese.

“Un altro censurabile intervento del ministro riguarda la lotteria degli scontrini – aggiunge Salustri –. Al fine di incentivare l’uso degli strumenti elettronici di pagamento, cosa di per sé giusta, per tracciare i flussi finanziari dei contribuenti, è prevista a partire dal 1 gennaio 2021, un’estrazione settimanale, mensile e annuale, con premi che vanno da 5 mila a 5 milioni di euro. Questo intervento si associa con un altro annuncio ossia la previsione di un “rimborso” del 10% di quanto speso in sei mesi, fino a 1.500 euro, solo se cashless, ossia utilizzando solo moneta elettronica. Non è ancora chiaro, però, a quali spese si riferisca il rimborso del 10%.”

“Una riforma vitale, come quella di tutto l’ordinamento fiscale nazionale, per il contrasto all’evasione e all’elusione – conclude Salustri –, per la tranquillità dei contribuenti e per la salvaguardia delle piccole e medie imprese, nonché per la ripresa dello sviluppo, dopo un annus horribilis, che vedrà crollare il PIL oltre il 10%, si sta riducendo ad una sarabanda di annunzi, sia sui contenuti che sui tempi di realizzazione. Una lotteria, questa certo, della confusione e della disinformazione fiscale!”

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