Quale argomento migliore della ripresa economica per avviarsi alle elezioni con il vento in poppa? Una possibilità che governo e maggioranza non intendono assolutamente lasciarsi scappare. Per questo battono la grancassa scegliendo le statistiche fior da fiore. Quelle buone vengono enfatizzate. Le altre invece è meglio dimenticarle. Fra queste ultime brilla il Misery Index di Confcommercio che misura il livello del disagio sociale. A novembre è rimasto sostanzialmente stabile a conferma che l’ottimismo è davvero eccessivo. La strada da fare è ancora lunga.

Certo è più semplice crogiolarsi con le “fake news” coperte di melassa. Certo era dal 2009 che l’Italia non vedeva tassi di crescita all’1,5%. Peccato che, ancora una volta sarà ancora una volta sarà il più basso della zona euro. Certo il numero dei posti di lavoro sono saliti a 23,1 milioni. Record da quarant’anni. Peccato però che il tasso di occupazione – la quota di coloro che lavorano in proporzione a coloro che potrebbero farlo – resta la più bassa dell’Unione europea dopo la Grecia, staccata anche dalla Spagna. E poi l’export, fiore all’occhiello del 2017. L’anno scorso c’è stata una crescita dell’8%, più del commercio mondiale e più che in Francia (5%) e Germania (8%). Una seconda occhiata rivela però che dal 2010 al 2016 il «made in Italy» (+24%) era rimasto indietro non sono sulla Francia (+ 25%) e la Germania (33%), ma era stata staccata da Spagna (34%) e Portogallo (38%).

L’Italia cerca dunque di recuperare terreno, non accumulare vantaggio: impresa resa più complessa dal fatto che il numero di imprese esportatrici non si espande. Sempre la stessa élite che diventa più efficiente e contemporaneamente allarga il divario con gli altri. Gli investimenti salgono, ma restano scarsi: siamo al 17,2% del prodotto lordo nel 2017, mezzo punto sopra ai minimi del 2014 ma ancora terzultimi dopo Grecia e Portogallo. I crediti marci nei bilanci bancari sono scesi ma, al 14% del portafoglio prestiti, restano fra i più alti del mondo. E poi la Borsa che in dodici mesi ha guadagnato circa il 20%. Gran risultato. Peccato che i prezzi delle azioni in rapporto agli utili siano due punti e mezzo sotto le medie europee. Né sorprende che lo spread dei titoli di Stato sia più alto anche rispetto a Lisbona. Il debito pubblico, nonostante tutte le promesse passa di record in record. Tutto questo per dire che c’è in giro troppo entusiasmo. L’immobilità dell’indice della Miseria ce lo ricorda.

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