In dieci anni la povertà in Italia è triplicata. A dare le cifre non è un centro studi euroscettico ma l’Eurostat. Risulta che gli italiani sotto la soglia di sussistenza erano 1,6 milioni nel 2006. Alla fine del 2016 sono diventati 4,7 milioni. Già così il dato sarebbe molto preoccupante. Ma c’è un altro elemento di riflessione visto che nel 2011 erano 2 milioni. Vuol dire che cinque anni di austerità hanno vistosamente peggiorato la situazione. Con Monti, Letta e Renzi la povertà in Italia è più che raddoppiata. Significa che il Paese si va lentamente impoverendo e non sarà certo un piccolo rimbalzo del Pil a migliorare la situazione.

L’anello debole della catena è rappresentato dall’Inps. Non a caso il suo presidente è ogni giorno sui giornali. Molto spesso dice cose non condivisibili. Per esempio sul fatto che i migranti pagheranno le nostre pensioni. Non è esattamente così: nel calcolo, infatti, bisogna considerare i costi dell’accoglienza e poi ricordare che con il sistema contributivo si stanno pagando, in realtà, le loro di pensioni. Oltretutto con la beffa che le spenderanno nei Paesi d’origine.

Boeri invece ha ragione quando lancia l’allarme sulla tenuta dell’ente. Sono dichiarazioni che passano nell’indifferenza generale mentre meriterebbero grande attenzione. A partire dal 2011 con le politiche di austerità varate da Monti e compagnia l’ente è andato incontro a una doppia emergenza: è stato caricato di oneri previdenziali a sostegno di chi perdeva lavoro e, contemporaneamente ha visto cadere i contributi proprio per effetto del raddoppio della disoccupazione. Risultato? L’Inps ha un disavanzo finanziario di una decina di miliardi l’anno. Nel frattempo cresce il contributo a carico dello Stato: 105 milioni nel 2015, 107 nel 2016 e probabilmente 110 quest’anno. E la riforma Fornero? Gli effetti veri li vedremo fra una ventina d’anni. Nel frattempo ha dimostrato di funzionare poco. La crisi economica e le politiche di austerità fanno crescere i poveri che, in qualche modo bisogna aiutare. Inoltre la popolazione sta invecchiando e la disoccupazione resta alta. Serve cambiare rotta per evitare il naufragio. Ma fino a quando sarà l’euro a dettare le coordinate bisognerà rassegnarsi al declino economico e alla crescita della povertà.

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